Medicina del Lavoro

Al mare o in montagna, vietato togliersi gli occhiali da sole!

Estate, fine luglio, sole abbagliante e caldo soffocante. Leggere un articolo sugli occhiali da sole sembra una banalità: perché farlo? Per alcuni che non sono abituati ad indossarli, per altri che li indossano solo per essere alla moda, per tutti coloro che sono in procinto di partire per qualche giorno verso una località balneare, potrebbe essere…illuminante!

 

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C’era una volta…

Gli occhiali da sole rappresentano certamente una delle creazioni più utili mai realizzate dall’uomo, sebbene della loro invenzione non si conosca né la data, né l’inventore. Utili dal punto di vista “pratico”, permettendo la visione anche in condizioni di luminosità intensa, gli occhiali da sole sono gli strumenti più adeguati dal punto di vista medico per la protezione degli occhi dai raggi ultravioletti. Dai ritrovamenti in nostro possesso sembra che i primi modelli furono realizzati dagli Inuit, popolazione originaria delle regioni costiere artiche e subartiche dell’America settentrionale e della Siberia nord-orientale, allo scopo di proteggersi dal riflesso della neve e del ghiaccio. Si trattava di montature in legno o ossa animali, prive di lenti, con una fessura che riduceva l’esposizione ai raggi solari, ma, di fatto, non la sua intensità.

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Gli occhiali da sole come li conosciamo oggi sembra siano nati nella Venezia del Settecento. Le vetrerie di Murano, infatti, produssero le prime vere e proprie lenti, utilizzate dalle dame durante i trasferimenti in gondola per ripararsi gli occhi dal sole.

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Dispositivi di protezione

Sebbene rappresentino degli accessori di indubbio fascino modaiolo, gli occhiali da sole sono a tutti gli effetti dispositivi di protezione. Sono definiti così dal D.Lgs. 475/1992 e dal D.L. 10/1997, che recepiscono le normative europee, confluite negli anni nella norma UNI EN 1836:2006+2007. Secondo la normativa ad ogni occhiale devono essere allegate le seguenti informazioni:

  • identificazione del fabbricante o distributore
  • categoria dei filtri impiegati
  • numero ed anno della normativa a cui fare riferimento
  • avvertenza in forma scritta o di simbolo per l’eventuale non idoneità alla guida.

Tutto ciò è riportato nella “Nota informativa del fabbricante” che ogni occhiale deve avere allegata. A queste potete trovare utili informazioni circa la modalità di utilizzo dell’occhiale, informazioni generiche, avvertenze, informazioni sulla pulizia e sulla manutenzione dell’occhiale e delle lenti, modalità di conservazione corretta.

 

Lenti, queste sconosciute

Quando acquistiamo un paio di occhiali da sole il nostro giudizio spesso è guidato, giustamente, dall’aspetto estetico. La fa da padrona la montatura, di varie forme, colori e dimensioni. Sono le lenti, però, le vere protagoniste dell’occhiale! Indagate sempre le caratteristiche delle lenti che state comprando, rivolgendo all’ottico le vostre curiosità e i vostri dubbi: solo col suo consiglio potrete scegliere l’occhiale adatto ai vostri occhi, al vostro fototipo, al vostro modo di vivere.

 

Caratteristiche

Il materiale delle lenti può essere rappresentato dalle resine plastiche o dal vetro. Mentre le prime sono più leggere e più resistenti agli urti, le seconde sono più sottili e più resistenti ai graffi. È necessario sottolineare, però, che le lenti in vetro non sono per niente adatte a chi pratica attività sportiva, perché in caso di caduta le lenti possono rompersi e le schegge potrebbero lesionare la congiuntiva o la cornea dell’occhio. Quest’ultimo aspetto rappresenta l’esempio più calzante di come un acquisto frettoloso possa avere conseguenze gravi non preventivamente approfondite con il proprio ottico.

La normativa suddivide gli occhiali in 5 categorie a seconda del livello di riduzione di luminosità, crescente da 0 a 4. Il loro utilizzo può essere diverso a seconda delle condizioni ambientali: maggiore è il potere di riduzione della luminosità, più è congruo il loro utilizzo in situazioni di forte luminosità. Le lenti, inoltre, possono avere diversi tipi di filtro solare: normale, per usi generici; fotocromatico, adattandosi alle condizioni di luminosità variabile; polarizzante, bloccando selettivamente la luce orizzontale, eliminano i riflessi che la luce crea quando colpisce superfici come l’acqua; degradante: la colorazione scende gradualmente dall’alto verso il basso. Queste ultime sono particolarmente utili durante la guida, perché schermano dai raggi del sole, permettendo una visione più chiara dalla strada. Tuttavia è necessario fare attenzione: in molte situazioni, come nelle località balneari, ad esempio, è necessario proteggersi anche dai raggi provenienti dal basso.

Le moderni lenti possono non solo proteggere l’occhio dalla luce solare, ma anche correggerne i difetti visivi. Con le attuali tecnologie, infatti, è possibile fabbricare lenti cosiddette graduate, che permettono la correzione dei difetti visivi, ma contemporaneamente proteggono costantemente l’occhio dai raggi ultravioletti e dalla luce visibile. Rappresentano certamente la soluzione ideale per chi, ad esempio, è miope e/o astigmatico, ma non vuole indossare lenti a contatto. In queste situazioni è di fondamentale importanza affidarsi al parere esperto degli ottici, previa visita medica oculistica, necessaria per la prescrizione.

 

Attenzione al marchio CE

La presenza del marchio CE (adeguatamente strutturato, occhio ai falsi!) garantisce che le lenti rispondano alle caratteristiche indicate dalla specifica normativa europea, assicurando così di essere in grado di proteggere i nostri occhi dalla radiazione ultravioletta, di non distorcere l’immagine percepita dal nostro occhio ed elaborata dal nostro cervello e di essere caratterizzati da resistenza meccanica, evitando rischi per le strutture oculari in caso di incidenti.

Il marchio CE deve avere una struttura ben precisa, che la differenzia dal marchio China-Export: il marchio europeo presenta una spazio maggiore tra la C e la E. Attenzione alla truffe!

Il marchio CE deve avere una struttura ben precisa, che la differenzia dal marchio China-Export: il marchio europeo presenta una spazio maggiore tra la C e la E. Attenzione alla truffe!

 

Perché indossarli

Due sono gli scopi principali nell’indossare dei buoni paia di occhiali: il primo per difendersi dalla luce visibile, permettendo di vedere meglio, il secondo, certamente più importante dal punto di vista medico, per proteggersi dalle radiazioni ultraviolette.

 

Raggi ultravioletti

La luce visibile è costituita da onde elettromagnetiche, la cui lunghezza d’onda varia dai 700 (colore rosso – frequenza d’onda: 400 tera-Hertz) ai 400 (colore viola – frequenza d’onda: 700 tera-Hertz) nano-metri (nm). Al di sotto dei 400 THz troviamo, tra le altre, gli infrarossi, le microonde e le onde radio; mentre al di sopra dei 700 THz possiamo imbatterci nei raggi ultravioletti, raggi X e onde gamma.

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Tutte le persone sono esposte quotidianamente ad una certa dose di radiazioni ultraviolette (UV), nella gran parte derivanti dal Sole e che si dividono in tre tipi principali: UVA (315-400 nm), UVB (280-315 nm), UVC (100-280 nm). La pericolosità per l’uomo dei raggi UV aumenta al diminuire della lunghezza d’onda e, quindi, all’aumentare della frequenza. La maggior parte della radiazione ultravioletta che raggiunge la superficie terrestre è rappresentata dagli UVA, in minima parte dagli UVB, mentre gli UVC sono totalmente assorbiti dall’atmosfera terrestre, che da questo punto di vista svolge una barriera protettiva per tutti gli essere viventi. Altri fattori che influenzano i livelli di UV sono lo strato di ozono e la capacità riflettente della superficie terrestre. La neve, infatti, riflette l’80% dei raggi UV, la sabbia il 15% e il mare il 25%. Questo significa che in tali ambienti la quantità di radiazioni UV sono maggiori.

 

I danni da UV

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nove sono le malattie strettamente legate all’esposizione ai raggi UV:

  1. melanoma cutaneo, tumore maligno dei melanociti, cellule della pelle che producono il pigmento cutaneo (melanina)
  2. carcinoma squamoso della pelle, tumore maligno della pelle che, rispetto al melanoma, ha un’evoluzione più lenta ed è associato ad una minore mortalità
  3. carcinoma basocellulare (basalioma), tumore cutaneo che si sviluppa prevalentemente in età avanzata e si diffonde lentamente e localmente
  4. carcinoma squamoso della cornea o della congiuntiva, raro tumore oculare
  5. cheratosi, malattie croniche della pelle che in rare occasioni possono generare lesioni pretumorali
  6. scottature
  7. cataratta corticale, degenerazione del cristallino, che diventa sempre più opaco fino a compromettere la vista e che, in certi casi, può portare anche alla cecità
  8. pterigio, inspessimento della congiuntiva che porta a opacizzazione della cornea o a una limitazione dei movimenti oculari
  9. riattivazione dell’herpes labiale, a causa dell’immunosoppressione indotta dall’eccesso di UV.

Da questa lista possiamo notare che, mentre le patologie cutanee possono essere evitate utilizzando la crema solare per il corpo con protezione UV, per proteggere i nostri occhi dal carcinoma della cornea, dalla cataratta o da irritazioni della congiuntiva dobbiamo necessariamente ricorrere a dei buoni occhiali da sole.

 

Quando e come indossarli

Quando usciamo di casa d’estate è sempre bene inforcare gli occhiali da sole: in questa stagione i raggi del Sole giungono alle nostre latitudini perpendicolari, con maggior facilità di penetrazione da parte dei raggi UV. Vietato togliersi gli occhiali da sole al mare: come detto precedentemente la presenza della sabbia e del mare aumenta la quantità di raggi UV che colpiscono il nostro occhio. Attenzione anche in montagna, in particolare in presenza della neve, che nel riflettere i raggi UV è peggiore rispetto alla sabbia e all’acqua del mare.

 

Attenzione anche ai nostri amici animali! Anche il loro occhio è sensibile ai raggi UV. Portandoli con noi nei luoghi balneari è importante garantire loro un riparo in zone d'ombra.

Attenzione anche ai nostri amici animali! Anche il loro occhio è sensibile ai raggi UV. Portandoli con noi nei luoghi balneari è importante garantire loro un riparo in zone d’ombra.

 

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Le informazioni sopra riportate e tutti gli articoli del blog hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono un consiglio medico, né provengono da prescrizione specialistica. Essi hanno lo scopo di spiegare tematiche mediche in modo comprensibile a tutti, senza, però, avere la presunzione di esaurire l’argomento in poche righe. Vi invito a rivolgervi al proprio medico curante, ai farmacisti e a tutti gli altri specialisti qualificati per chiarire qualsiasi dubbio riguardante la vostra salute. Il rapporto di fiducia, di stima reciproca e di confidenza tra medico e paziente deve essere sempre coltivato e salvaguardato con il massimo impegno possibile.

La sindrome del tunnel carpale

La sindrome del tunnel carpale è un insieme di sintomi e segni caratteristici che si verificano quando il nervo mediano è compresso nel tunnel carpale. I sintomi classici includono intorpidimento, formicolii e dolore nel territorio di distribuzione del nervo mediano. Questi sintomi possono essere accompagnati da cambiamenti della sensibilità o della forza.

 

Agli inizi del Novecento si riteneva che la sindrome originasse da una compressione del plesso brachiale da parte delle prime coste o da altre strutture del collo anteriore, come i muscoli scaleni. Oggi è ormai noto che è coinvolto esclusivamente il nervo mediano, che è compresso nel suo passaggio attraverso il tunnel carpale, un canale che da passaggio al suddetto nervo e ad alcuni tendini che vanno dall’avambraccio al palmo della mano. Solitamente le fibre sensitive sono coinvolte per prime, ma anche le fibre autonomiche possono essere affette. La causa del danneggiamento delle fibre è ancora oggetto di dibattito: si ritiene che ci sia un aumento di pressione all’interno del tunnel carpale che ostacoli il deflusso venoso, che provochi edema e che in ultima istanza porti ad una lieve ischemia del nervo mediano.

 

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Il nervo mediano percorre il canale del carpo dall’avambraccio al palmo: in questo stretto ed inestensibile canale osseo-fibroso il nervo viene compresso, dando la classica sintomatologia.

 

La sindrome del tunnel carpale colpisce soggetti di età compresa tra i 45 e i 60 anni. I sintomi principali sono la perdita della forza prensile, l’intorpidimento, il formicolio e il dolore nel territorio di distribuzione del nervo mediano (prime tre dita della mano: pollice, indice, medio). Spesso questi sintomi compaiono di notte, possono essere tanto fastidiosi da svegliare il soggetto e spesso scompaiono muovendo la mano o il polso. A volte è lamentato anche un cambiamento nella sudorazione o nella percezione della temperatura (ad esempio la mano è percepita calda o fredda tutto il tempo).

 

Il nervo mediano dà rami sensitivi a tutta la superficie palmare delle prime tre dita della mano, più metà del quarto dito. Proprio in queste zone si percepiscono i sintomi di intorpidimento, formicolio, dolore, soprattutto notturni.

Il nervo mediano dà rami sensitivi a tutta la superficie palmare delle prime tre dita della mano, più metà del quarto dito. Proprio in queste zone si percepiscono i sintomi di intorpidimento, formicolio, dolore, soprattutto notturni.

 

L’indagine strumentale di primo livello che può già fare diagnosi certa di sindrome del tunnel carpale è certamente l’elettroneuronografia/elettromiografia. Gli studi elettrofisiologici, infatti, sono in grado di individuare specifiche alterazioni, che unitamente con i sintomi e i segni clinici rilevati dal medico sono sufficienti per la diagnosi. Altre indagini strumentali possono includere la Risonanza Magnetica, in particolare nei casi di lesioni occupanti lo spazio del tunnel carpale, o l’ecografia, come indagine complementare all’esame clinico e/o agli studi elettrofisiologici.

 

L’unico trattamento non invasivo, quasi un semplice accorgimento di buon senso, che ha dimostrato un beneficio è l’utilizzo di un tutore che permetta al polso di riposare in una posizione neutra. Molti soggetti riferiscono notevole beneficio nell’utilizzo di questi tutori, se utilizzati per almeno 3 settimane, soprattutto di notte. Si tratta di un trattamento non invasivo, a basso costo, senza effetti collaterali, che può rappresentare un valido approccio iniziale. Non ci sono evidenze che programmi specifici di stretching, ginnastica o massaggi possano migliorare la sintomatologia. Nemmeno accorgimenti posturali o posizioni ergonomiche del polso sul posto di lavoro hanno mostrato chiari benefici o un ruolo preventivo.

 

Il tutore, meglio se rigido, deve permettere al polso una posizione neutra o di lieve estensione, impedendone la flessione o l'eccessiva estensione. Il tutore è l'unico che di è dimostrato efficace, se utilizzato per almeno 3 settimane, in particolare di notte.

Il tutore, meglio se rigido, deve permettere al polso una posizione neutra o di lieve estensione, impedendone la flessione o l’eccessiva estensione. Il tutore è l’unico che di è dimostrato efficace, se utilizzato per almeno 3 settimane, in particolare di notte.

 

 

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Fonti e approfondimenti:

  • Adams and Victor Principles of Neurology, 10th edition, 2014
  • Neurologia, Bergmaini, 2011
  • L’esame neurologico, Prencipe, 2011
  • Medscape.com

 

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immagine di copertina, compressione del nervo nel tunnel, aree sensitive, tutore.

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Infortunio sul lavoro vs. Malattia professionale

Che differenza c’è tra infortunio sul lavoro e malattia professionale?

 

Forse vi sembrerà banale parlare di lavoro proprio alla vigilia del 1° maggio. Tuttavia, l’argomento di questo (lungo) post è uno degli argomenti più importanti per il lavoratore: conoscere cosa s’intende per infortunio sul lavoro e per malattia professionale, come comportarsi, a quali Enti potersi rivolgere e cosa gli viene riconosciuto e garantito.

Mettetevi comodi.

 

La tutela delle persone a proposito del lavoro è uno degli argomenti essenziali della sicurezza sociale. L’articolo 38 della Costituzione è la prima tra tutte le norme a prevedere la previdenza sociale: “[…] I lavoratori hanno diritto che siano provveduti ed assicurati i mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. […] Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.”

 

L’INAIL è un’assicurazione pubblica

L’Ente preposto a occuparsi della tutela della salute delle persone sul luogo di lavoro è l’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro). Si tratta di una vera e propria assicurazione, non privata, bensì sociale, pubblica. Secondo l’art. 1882 del Codice Civile, L’assicurazione è il contratto col quale l’assicuratore, verso il pagamento di un premio, si obbliga a rivalere l’assicurato, entro i limiti convenuti, del danno ad esso prodotto da un sinistro, ovvero a pagare un capitale o una rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita umana.” Rispetto all’assicurazione privata, quella sociale ha dei caratteri distintivi e peculiari: è obbligatoria, scatta in automatico al verificarsi dell’evento, ha una finalità sociale e non di lucro, ha natura collettiva e garantisce l’uniformità delle prestazioni che eroga.

L’INAIL, in particolare, è un’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Fa parte dell’assicurazione sociale anche l’INPS (Istituto Nazionale Previdenza Sociale), che invece tutela l’invalidità, l’inabilità, la vecchiaia o l’anzianità lavorativa, la disoccupazione involontaria, la maternità, la malattia.

 

 

Infortunio sul lavoro

Secondo il D.P.R. 1124/65, (Testo Unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro per le malattie professionali), articoli 2 e 210: L’assicurazione comprende tutti i casi avvenuti per causa violenta in occasione di lavoro, da cui sia derivata la morte o un danno biologico permanente, ovvero una inabilità temporanea assoluta che comporti l’astensione dal lavoro per più di tre giorni.

Tre, dunque, sono le caratteristiche fondamentali dell’infortunio sul lavoro: la causa violenta, l’occasione di lavoro, il danno assicurato. Cosa significa? Scopriamolo insieme:

 

CAUSA VIOLENTA

Esteriorità: l’evento deve essere esterno, fuori dal soggetto. Può essere fisico-meccanico (un trauma), chimico (intossicazione acuta o irritazione da sostanze chimiche), termica (colpo di calore), elettrica, barica, tossica, infettiva oltre che lo sforzo e lo stress emotivo.

Concentrazione cronologica: l’evento deve avvenire in un turno di lavoro. Questo può includere sia una causa violenta, che avviene in tempi brevi come un trauma, sia un avvenimento che accade un tempi leggermente più lunghi, sia un colpo di calore o la refrigerazione, ma sempre all’interno del turno di lavoro.

Efficienza: l’evento non può essere sostituito da un’altra qualsiasi causa.

 

OCCASIONE DI LAVORO

L’evento deve essere dipeso dal rischio professionale (rischio specifico o generico aggravato – vedi dopo) e dalla finalità di lavoro.

 

DANNO ASSICURATO

L’evento, per essere riconosciuto, deve aver provocato la morte, un danno biologico permanente (cioè la menomazione dell’integrità psicofisica della persona, espressione del bene giuridico salute, suscettibile di valutazione medico-legale), o un’inabilità temporanea assoluta (impossibilità di svolgere la lavorazione) che comporti l’astensione per più di tre giorni.

 

Riferimento al sito INAIL.

 

Il rischio professionale

Cosa s’intende con rischio professionale? L’INAIL riconosce il rischio specifico e il rischio generico aggravato.

Il rischio specifico è quello strettamente legato alla professione svolta. Ad esempio un apicoltore che è punto da un’ape, il rischio di cadere da un’impalcatura per un muratore.

Il rischio generico aggravato non è strettamente legato alla professione svolta, ma può essere collegato. Ad esempio un contadino che è punto da un’ape. Il contadino non svolge propriamente la professione di apicoltore, ma è innegabilmente più a rischio di un impiegato.

Non è, invece, riconosciuto il rischio generico, quello, per intenderci, dell’impiegato che viene punto da un’ape. Si tratta di un evento che può capitare a tutti, non è strettamente legato al lavoro.

 

 

L’infortunio in itinere

L’INAIL tutela i lavoratori anche nel caso d’infortuni avvenuti durante il viaggio di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro, quando il lavoratore deve recarsi da un luogo di lavoro a un altro, nel caso di rapporti di lavoro plurimi, oppure mentre si reca al luogo di consumazione dei pasti, se non esiste una mensa aziendale. Qualsiasi modo di spostamento è compreso nella tutela (mezzi pubblici, a piedi, ecc.) a patto che siano appurate le finalità lavorative, la normalità del tragitto (il lavoratore deve percorrere il tragitto più logico per recarsi al lavoro) e la compatibilità degli orari. Al contrario, il tragitto effettuato con l’utilizzo di un mezzo privato, compresa la bicicletta in particolari condizioni, è coperto dall’assicurazione solo se tale uso è necessitato.

 

Le interruzioni e deviazioni del percorso rientrano nell’assicurazione?

Le eventuali interruzioni e deviazioni del normale percorso non rientrano nella copertura assicurativa a eccezione di alcuni casi particolari, ossia se vi siano condizioni di necessità o se siano state concordate con il datore di lavoro. Ad esempio:

interruzioni/deviazioni effettuate in attuazione di una direttiva del datore di lavoro;

interruzioni/deviazioni “necessitate” ossia dovute a causa di forza maggiore (ad esempio un guasto meccanico) o per esigenze essenziali e improrogabili (ad esempio il soddisfacimento di esigenze fisiologiche) o nell’adempimento di obblighi penalmente rilevanti (esempio: prestare soccorso a vittime di incidente stradale);

brevi soste che non alterino le condizioni di rischio.

Se invece il lavoratore si ferma, ad esempio, per fare la spesa, questa non è un’interruzione/deviazione che esprime una necessità.

 

Usare un mezzo privato

Per quanto riguarda l’uso del mezzo privato (automobile, scooter, bicicletta), l’INAIL è molto chiara. Ecco cosa potete trovare nel sito dell’INAIL:

Può considerarsi necessario solo in alcune situazioni, esempi:

  • mezzo fornito o prescritto dal datore di lavoro per esigenze lavorative
  • il luogo di lavoro è irraggiungibile con i mezzi pubblici oppure raggiungibile ma non in tempo utile rispetto al turno di lavoro
  • i mezzi pubblici obbligano a attese eccessivamente lunghe
  • i mezzi pubblici comportano un rilevante dispendio di tempo rispetto all’utilizzo del mezzo privato
  • la distanza della più vicina fermata del mezzo pubblico deve essere percorsa a piedi ed è eccessivamente lunga.

 

 

Malattia professionale

T.U. (1965), Artt. 3 e 211 – L’assicurazione è altresì obbligatoria per le malattie professionali indicate nella tabella allegate […], le quali siano contratte nell’esercizio e a causa delle lavorazioni specificate nella tabella stessa ed in quanto tali lavorazioni rientrino fra quelle previste […].

Si tratta, dunque, di patologie croniche connesse al lavoro, il lavoro o le lavorazioni specifiche sono la causa primaria della malattia. Non si parla più di causa violenta in occasione di lavoro, come nell’infortunio. Nelle malattie professionali manca l’evento traumatico, ma c’è una correlazione diretta tra il lavoro, particolari esposizioni dovute alle lavorazioni specifiche e la malattia.

 

Tre sono le caratteristiche fondamentali delle malattie professionali:

 

RISCHIO PROFESSIONALE

Non più occasione di lavoro, come nell’infortunio, ma rapporto causale diretto con il lavoro.

 

CAUSA DILUITA NEL TEMPO

Non più causa violenta, ma una causa (lavorativa) più prolungata nel tempo, che porta ad una malattia cronica.

 

SISTEMA TABELLARE

Le malattie professionali sono tutte raccolte in una tabella a tre colonne. Nella prima sono riportate tutte le malattie professionali, nella seconda le lavorazioni specifiche che possono causare direttamente la malattia in oggetto. Infine nella terza colonna è indicato il limite massimo di tempo in cui la malattia può manifestarsi se effettivamente connessa alla lavorazione specifica. Esiste, cioè, un limite temporale massimo d’indennizzabilità da parte dell’INAIL. Ad esempio: per le malattie causate da piombo, leghe e suoi composti organici, le lavorazioni previste sono quelle che espongono all’azione del piombo leghe e composti. Il periodo massimo d’indennizzabilità dalla cessazione del lavoro è di 4 anni. Se entro quattro anni il lavoratore manifesterà una malattia legata all’esposizione al piombo, allora il riconoscimento della malattia professionale sarà automatico. Nel caso in cui, invece, passi più tempo il lavoratore dovrà dimostrare l’effettivo nesso di causa tra il lavoro e la sua patologia.

Un sistema così, tuttavia, è chiuso: non permette di riconoscere malattie che non siano comprese in questa tabella. È stato risolto il problema trasformando il sistema tabellare in un sistema misto: rimane in vigore la tabella originaria, ma è possibile il riconoscimento di qualsiasi altra malattia, purché il lavoratore dimostri il nesso di causa tra la stessa e il lavoro.

 

Riferimento per la malattia professionale sul sito ufficiale INAIL.

 

Valutazione del danno

Una domanda che potrebbe sorgervi è: “ma come fanno a calcolare quanto riconoscermi in denaro?” Per questo esistono delle tabelle specifiche che valutano il grado di invalidità per le singole menomazioni, oppure esistono delle formule particolari che calcolano il danno sulla base di diverse variabili che possono presentarsi di volta in volta.

 

 

Quali sono le prestazioni assicurative riconosciute dall’INAIL?

Sono essenzialmente cinque le prestazioni assicurative che sono erogate dall’INAIL. È da tenere in considerazione che non vi è alcun indennizzo per le menomazioni fino al 5%.

Ecco le prestazioni assicurative:

Temporanea inabilità assoluta: INDENNITA’ GIORNALIERA (dopo il terzo giorno).

Danno biologico permanente:

  • INDENNIZZO IN CAPITALE per i danni dal 6 al 15%.
  • RENDITA VITALIZIA per danni dal 16 al 100%.
  • Assegno mensile di assistenza personale continuativa per determinate menomazioni tassativamente specificate nella tabella allegato 3 al T.U., le cosiddette “grandi invalidi del lavoro”.
  • Rendita ai superstiti (artt. 85 e 233).
  • Prestazioni di cura e riabilitazione (art. 83 del T.U. e leggi n. 88/1989). Per quest’ultima voce, consultare la sezione dedicata sul sito ufficiale INAIL.

 

Riferimento al sito INAIL.

 

Come comunicare l’infortunio?

Potete trovare tutte queste informazioni sul sito ufficiale dell’INAIL:

Il lavoratore deve dare notizia dell’infortunio al datore di lavoro. La segnalazione dell’infortunio deve essere fatta anche nel caso di lesioni di lieve entità. In base alla gravità dell’infortunio, il lavoratore può:

  • rivolgersi al medico dell’azienda, se è presente nel luogo di lavoro;
  • recarsi o farsi accompagnare al Pronto soccorso dell’ospedale più vicino;
  • rivolgersi al suo medico curante.

In ogni caso, occorre spiegare al medico come e dove è avvenuto l’infortunio.

 

Vedi anche: Ottenere l’indennità temporanea, sul sito ufficiale INAIL.

 

Il certificato medico

Il medico rilascia un primo certificato in più copie, nel quale sono indicati la diagnosi e il numero dei giorni di inabilità temporanea assoluta al lavoro. Una copia deve essere consegnata subito al proprio datore di lavoro (direttamente o tramite altre persone, familiari, amici), una copia deve essere conservata in originale dal lavoratore. In caso di ricovero, sarà l’ospedale a inviare direttamente la copia dei certificati all’INAIL e al datore di lavoro.

 

Cosa fare se il datore di lavoro non denuncia l’infortunio?

Dopo essere stato informato dell’incidente, il datore ha due giorni di tempo per presentare all’INAIL la denuncia d’infortunio. L’obbligo di denuncia non c’è se, in base al certificato medico e alla relativa prognosi, l’infortunato è dichiarato guaribile in tre giorni oltre a quello dell’evento. Se il datore di lavoro non dovesse denunciare all’INAIL l’infortunio, può farlo il lavoratore inviando all’Istituto il certificato medico.

 

Come deve comunicare l’infortunio il lavoratore autonomo

Gli artigiani e i soci titolari, nella loro duplice veste di assicuranti e assicurati, devono denunciare all’INAIL l’infortunio da essi stessi subito entro 2 giorni dalla data del certificato medico che prognostica l’infortunio non guaribile entro 3 giorni. In considerazione della particolare difficoltà in cui può venirsi a trovare il titolare di azienda artigiana al momento dell’infortunio lavorativo, si può ritenere assolto l’obbligo di denuncia nei termini di legge ogniqualvolta il predetto, o il medico curante, invii, nel rispetto dei termini stessi, il solo certificato medico. L’interessato dovrà tuttavia provvedere, appena possibile, a compilare e a trasmettere il modulo di denuncia. In tali casi, non perderà il diritto all’indennità per inabilità temporanea assoluta per i giorni antecedenti l’inoltro del modulo.

In caso di impossibilità del titolare artigiano infortunato di provvedere personalmente alla denuncia entro i termini di legge, l’obbligo di dare immediata notizia dell’evento all’Istituto assicuratore mediante l’inoltro del certificato medico ricade sul sanitario che per primo ha constatato le conseguenze dell’infortunio (obbligo, peraltro, privo di sanzione).

Nell’ipotesi di infortunio occorso a lavoratore agricolo autonomo, l’obbligo di denuncia ricade sul titolare del nucleo di appartenenza dell’infortunato.

 

Come comportarsi in caso di ricaduta?

Se dopo la ripresa dell’attività lavorativa il lavoratore si sente male per motivi conseguenti all’infortunio e torna al pronto soccorso o dal proprio medico, nel certificato rilasciato deve essere specificato che si tratta di ricaduta dall’infortunio già comunicato e tale certificato va inviato sia al datore di lavoro sia all’Inail.

 

 

NB: Ho cercato di condurre la trattazione in modo più sistematico possibile, per rimanere fedele alle norme vigenti, vista la complessità dell’argomento. Tuttavia, l’importanza di questo impone che tutti i lavoratori siano a conoscenza delle norme vigenti, dei loro diritti e che sappiano cosa fare in caso di infortunio o malattia professionale. Il sito ufficiale INAIL, come più volte da me riportato come fonte e riferimento, è facilmente consultabile ed è, ovviamente, completo di tutte le informazioni necessarie: consultatelo.

 

Per approfondire: sito ufficiale INAIL.

 

Si ricorda che chi scrive non vuole sostituirsi ai professionisti medici:

 

ATTENZIONE! Bussola Medica NON dà consigli medici.

Le informazioni sopra riportate e tutti gli articoli del blog hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono un consiglio medico, né provengono da prescrizione specialistica. Essi hanno lo scopo di spiegare tematiche mediche in modo comprensibile a tutti, senza, però, avere la presunzione di esaurire l’argomento in poche righe. Vi invito a rivolgervi al proprio medico curante, ai farmacisti e a tutti gli altri specialisti qualificati per chiarire qualsiasi dubbio riguardante la vostra salute. Il rapporto di fiducia, di stima reciproca e di confidenza tra medico e paziente deve essere sempre coltivato e salvaguardato con il massimo impegno possibile.

 

 

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