Medicina Interna

Paralisi facciale di Bell

La paralisi di Bell è la più comune causa di paralisi facciale: circa 30 persone ogni 100.000 abitanti all’anno. Colpisce maschi e femmine in egual misura, spesso dopo i 40 anni, anche se è stato notato un aumento della frequenza durante il peri-partum. Anche se l’eziologia non viene riconosciuta nella maggior parte dei casi, si ritiene che il nervo facciale (VII nervo cranico) subisca un danno da parte di cause infettive, immunologiche, ischemiche o traumatiche, che determinano un improvviso indebolimento o paralisi dei muscoli di un lato della faccia. Questa condizione è per fortuna spesso temporanea, risolvendosi anche senza trattamento in pochi mesi nell’80% dei casi.

 

Anatomia del nervo facciale (VII nc). Evidente il decorso e le componenti funzionali.

Anatomia del nervo facciale (VII nc). Evidente il decorso e le componenti funzionali.

 

Eziologia

Come detto prima, nella maggior parte dei casi la causa precisa della paralisi spesso non è riconosciuta. La teoria più accreditata è che ci sia una infiammazione aspecifica del nervo che porta ad edema locale, demielinizzazione e ischemia. Ci sono delle evidenze che anche l’infezione da herpes virus tipo 1 (virus della varicella) potrebbe giocare un ruolo in alcuni casi. La paralisi facciale di Bell è frequente anche nei pazienti con disturbi immunitari, come infezione da HIV. Altri fattori di rischio includono gravidanza (nel periodo compreso tra due settimane prima e dopo il parto), diabete, ipertensione, sarcoidosi, tumori e la malattia di Lyme.

 

Segni e sintomi

La paralisi di Bell spesso presenta un esordio improvviso, che raggiunge la maggior gravità nell’arco di 48-72 ore. I segni e sintomi, che possono essere variabili nella loro presentazione e gravità, comprendono:

  • Debolezza o paralisi unilaterale;
  • Spianamento delle rughe della fronte, di quelle esterne dell’occhio, del solco naso-genieno, abbassamento dell’angolo della bocca;
  • Allargamento della rima palpebrale (lagoftalmo);
  • Impossibilità di sorridere, gonfiare la guancia, fischiare, protrudere le labbra;
  • Occhio o bocca secca;
  • Disgeusia, cioè l’alterazione del gusto;
  • Tinnito e peracusia dolorosa: i suoni acuti determinano dolore, a causa del venir meno del riflesso stepediale;
  • Cefalea;
  • Difficoltà alla deglutizione.

 

Quale lato è colpito dalla paralisi?  Lo si capisce dallo spianamento delle rughe della fronte, dell'angolo esterno dell'occhio, l'impossibilità a chiudere l'occhio, lo spianamento della piega naso-geniena, l'abbassamento dell'angolo della bocca. Tipico aspetto ispettivo del paziente con paralisi di Bell. Il lato colpito è il sinistro!

Quale lato è colpito dalla paralisi? Lo si capisce dallo spianamento delle rughe della fronte, dell’angolo esterno dell’occhio, l’impossibilità a chiudere l’occhio, lo spianamento della piega naso-geniena, l’abbassamento dell’angolo della bocca. Tipico aspetto ispettivo del paziente con paralisi di Bell. Il lato colpito è il sinistro!

 

La sindrome di Ramsay-Hunt

Questa sindrome è una condizione rara che consiste in una paralisi di Bell classica che segue una riattivazione del virus della varicella (volgarmente, fuoco di Sant’Antonio). L’incidenza annuale è di 5 persone ogni 100.000 abitanti, principalmente dopo i 60 anni. Questa sindrome, oltre i sintomi e segni citati prima, include classicamente una reazione eritematosa, dolorosa al padiglione auricolare e spesso al canale auricolare esterno. Questo rush può coinvolgere anche la bocca, il palato molle e la porzione superiore dell’esofago. Anche la sindrome di Ramsay-Hunt può presentare tinnito, così come otalgia, anche riferita al collo, iperacusia dolorosa, vertigini e, raramente, disgeusia.

 

La paralisi bilaterale

La paralisi bilaterale con il fenomeno di Bell si verifica nell’1% dei pazienti. Il fenomeno di Bell consiste nell’incapacità di chiudere gli occhi completamente con il bulbo oculare che ruota verso l’alto. Spesso la paralisi bilaterale è idiopatica, anche se vanno escluse la sindrome di Guillain-Barré, la malattia di Lyme, la carcinomatosi e il linfoma.

 

Diagnosi: paralisi centrale o periferica?

La diagnosi della paralisi di Bell è clinica, dopo aver escluso cause potenziali di paralisi di Bell. Quindi analisi di laboratorio non sono indicate.

La prima considerazione clinica da fare è differenziare la paralisi centrale da quella periferica. Qualsiasi lesione che colpisce le vie a monte del nucleo motore del settimo nervo cranico, come ictus, tumori, lesioni demielinizzanti, può causare una paralisi centrale. Lesioni che, invece, colpiscono il ponte, il bulbo o le vie a valle del nucleo motore del nervo possono causare una paralisi periferica. Tra queste annoveriamo i traumi facciali, la sindrome di Ramsay-Hunt, il diabete, la sarcoidosi, la malattia di Lyme, otite media o infezioni mastoidee, linfomi, meningite.

 

Schema delle proiezioni corticali al nucleo motore del nervo facciale. La metà superiore del nucleo riceve proiezioni da entrambi gli emisferi cerebrali, mentre la metà inferiore solo da un lato.

Schema delle proiezioni corticali al nucleo motore del nervo facciale. La metà superiore del nucleo riceve proiezioni da entrambi gli emisferi cerebrali, mentre la metà inferiore solo da un lato.

 

La paralisi centrale è caratterizzata da un interessamento solamente della muscolatura inferiore del viso, mentre la paralisi periferica da un coinvolgimento anche della parte superiore. Un test clinico molto semplice per differenziare le due entità è quello di chiedere al paziente di corrugare la fronte: se la lesione è centrale il paziente sarà in grado di farlo, mentre se è periferica la fronte non si corrugherà.

                                                                                                                                      

Trattamento

Sebbene, come detto, la paralisi si risolve spontaneamente nell’80% dei casi, esistono dei trattamenti che riducono la sintomatologia, facilitando un recupero più rapido. Innanzitutto occorre proteggere l’occhio dall’eccessiva secchezza, soprattutto di notte. È importante, quindi, utilizzare una benda che faciliti la chiusura dell’occhio e impiegare preparati che possano lubrificare la congiuntiva e la cornea. Se la paralisi viene diagnosticata nei primi quattordici giorni può essere utile ricorrere alla terapia cortisonica che riduce l’edema infiammatorio e facilità il recupero spontaneo. Nel caso, invece, il medico sospetti una riattivazione del virus della varicella, potrebbe prescrivervi un farmaco che impedisca al virus di replicarsi e quindi riduca il rush, il dolore, favorendo una guarigione più rapida. Naturalmente è prerogativa del Medico di Medicina generale o specialista neurologo la valutazione della situazione clinica e l’eventuale conseguente scelta terapeutica più adatta.

 

 

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Fonti e approfondimenti:

  • Adams and Victor Principles of Neurology, 10th edition, 2014
  • Neurologia, Bergmaini, 2011
  • L’esame neurologico, Prencipe, 2011
  • Medscape.com

Photo-credit:

Le immagini sono state recuperate da siti internet che trattano la patologia della paralisi facciale, senza scopo di lucro, solo a titolo dimostrativo ed informativo.

immagine di copertina, anatomia nervo faccialeschema proiezioni nervose, disegno paralisi facciale.

 

ATTENZIONE! Bussola Medica NON dà consigli medici.

Le informazioni sopra riportate e tutti gli articoli del blog hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono un consiglio medico, né provengono da prescrizione specialistica. Essi hanno lo scopo di spiegare tematiche mediche in modo comprensibile a tutti, senza, però, avere la presunzione di esaurire l’argomento in poche righe. Vi invito a rivolgervi al proprio medico curante, ai farmacisti e a tutti gli altri specialisti qualificati per chiarire qualsiasi dubbio riguardante la vostra salute. Il rapporto di fiducia, di stima reciproca e di confidenza tra medico e paziente deve essere sempre coltivato e salvaguardato con il massimo impegno possibile.

 

 

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Medichese: dispepsia

Difficoltà di digestione. Digestione lenta. Dolore nella parte superiore dell’addome. Bruciore allo stomaco. Rigonfiamento intestinale. Senso di ripienezza dopo pranzo. Sazietà precoce. Sensazione di malessere addominale. Nausea, vomito. Sono sintomi che la maggior parte delle persone lamentano, per fortuna saltuariamente. In alcuni casi, però, possono presentarsi con frequenza o addirittura essere giornalieri. Sono disturbi molto diversi tra loro, ma che rientrano tutti nel termine dispepsia.

 

Cos’è la dispepsia?

Dispepsia deriva dal greco “dys”, difficile, e “pepsis”, digestione.

Si tratta, in realtà, di un termine generico che racchiude in sé diversi sintomi più o meno precisi, riferibili a disfunzioni digestive a vario livello. È possibile distinguere, infatti, una dispepsia primitiva, prettamente gastrica, da una secondaria, che può originare da disturbi extra-gastrici coinvolgenti l’esofago, il duodeno o la colecisti.

 

Tipi di dispepsia

Sia essa primitiva o secondaria, la dispepsia può essere causata da un’alterazione fisica di un organo (dispepsia organica), oppure da una sua alterata funzione (dispepsia funzionale). Il substrato organico di una dispepsia primitivamente gastrica potrebbe essere rappresentato da infiammazioni della mucosa dello stomaco o del duodeno (gastriti, duodeniti), da ulcere gastriche o duodenali, finanche alla malaugurata presenza di un tumore gastrico. Una dispepsia di origine extra-gastrica, invece, potrebbe essere causata da patologie di altri organi dell’apparato digerente, quali la colecisti (ad esempio la presenza di calcoli al suo interno), il pancreas, il fegato, oppure da patologie extra-digestive come ad esempio lo scompenso cardiaco.

La dispepsia gastrica, la più frequente, potrebbe originare da una alterazione della motilità dello stomaco oppure dalla alterazione secrezione dei succhi gastrici. Essa può essere caratterizzata da dolore, crampi, bruciore post-prandiale alla parte superiore dell’addome, oppure senso di peso e di digestione lenta.

La dispepsia biliare è caratterizzata da una alterata produzione e/o escrezione della bile, che può originare da patologie a carico del fegato, oppure da disturbi nella motilità della colecisti. Tipico di questa dispepsia è la digestione laboriosa, la nausea, il sapore amaro in bocca, la sonnolenza post-prandiale.

La dispepsia intestinale, invece, può originare da un’alterazione della flora batterica intestinale o da un difetto nell’assorbimento dei cibi. Flatulenza, turbe dell’alvo, dolore addominale e alterazione delle feci ne sono i caratteri principali.

 

Quando rivolgersi al medico?

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I sintomi dispeptici, anche se frequentemente lamentati, sono altamente aspecifici, cioè possono essere imputabili a molti disturbi gastroenterologici o di altra natura. Per fortuna, raramente rappresentano manifestazioni di una patologia severa. È sempre utile, in ogni caso, confrontarsi con il proprio Medico di Medicina Generale, confidando le proprie eventuali difficoltà digestive, anche occasionali. Se i disturbi digestivi compaiono saltuariamente, magari in concomitanza con pasti particolarmente abbondanti o ricchi di cibi grassi, allora questi potrebbero essere verosimilmente benigni e senza particolare rilievo. Qualora, invece, i disturbi siano frequenti, finanche giornalieri, compaiano in concomitanza dell’assunzione di un particolare tipo di cibo, alterino la qualità della vita oppure siano associati ad altri disturbi intestinali o alla comparsa di vomito, sangue o muco nelle feci, diarrea, allora è bene rivolgersi al medico per una valutazione più approfondita.

 

Aiutare la propria digestione

Lo stomaco impiega circa 2-3 ore per ultimare la prima parte della digestione e svuotarsi completamente. I pasti abbondanti, quindi, soprattutto se ricchi in grassi, rallentano lo svuotamento gastrico, causando il classico senso di ripienezza post-prandiale. Non è necessario seguire particolari diete, è sufficiente non abbuffarsi, privilegiando cibi leggeri, limitando l’introito di cibi grassi come formaggi, uova, burro. Evitare di accompagnare il pasto con bevande gassate, preferendo acqua naturale in quantità non eccessive. È importante masticare a lungo: la masticazione permette di sminuzzare il cibo, facilitando la digestione gastrica, e amalgama il cibo con la ptialina, sostanza prodotta dalle ghiandole salivari che inizia la digestione, in particolare dei carboidrati. Spezzare la mattina e il pomeriggio con una spuntino di frutta fresca, per evitare di giungere al pasto principale troppo affamati. Mangiare con calma, evitando di svolgere altre attività durante il pasto. Non coricarsi a letto o distendersi sul divano subito dopo il pasto: preferire una leggera comminata per favorire la digestione e il transito intestinale.

 

Esiste una cura per la dispepsia?

La valutazione medica è imprescindibile per un corretto inquadramento dei disturbi e per un’eventuale approfondimento con esami strumentali o laboratorisitici. Esistono, inoltre, farmaci che favoriscono la digestione e il transito intestinale. Tuttavia nella maggior parte dei casi un corretto stile di vita e semplici accorgimenti di buon senso, come quelli elencati sopra, sono sufficienti per risolvere.

 

Da evitare

Evitate l'automedicazione: consultato prima il vostro medico!

Evitate l’automedicazione: consultate prima il vostro medico!

Non allarmatevi per disturbi che sono lievi, saltuari, dettati, magari, da una particolare situazione di stress lavorativo o familiare: cercate di dedicare del tempo al vostro pasto. Evitate, d’altro canto di sottovalutare sintomi frequenti ed invalidanti. Assolutamente da evitare l’automedicazione: non assumete troppo spesso farmaci contro l’acidità di stomaco come l’idrossido di magnesio o di allumminio, l’algeldrato, il sucralfato; oppure farmaci inibitori di pompa protonica come l’esomeprazolo, l’omeprazolo, il lansoprazolo, il pantoprazolo. Questi ultimi, anche se farmaci “da banco” andrebbero assunti sempre su prescrizione e previa consultazione del medico, che valuterà prima con attenzione i vostri sintomi ed eventualmente deciderà di approfondire con ulteriori indagini, per evitare di sottovalutare i disturbi ed impedire che i farmaci mascherino un quadro grave.

In conclusione

  • Non allarmatevi per questi sintomi, specie se avete meno di 45-50 anni;
  • Non è necessario eseguire subito esami;
  • Parlatene al vostro Medico Curante.

 

 

Fate attenzione: questo è un blog esclusivamente divulgativo.

Non è nostra intenzione proporre possibili diagnosi o terapie. Gli articoli che pubblicheremo hanno lo scopo di spiegare tematiche mediche in modo comprensibile a tutti, senza, però, avere la presunzione di esaurire l’argomento in poche righe e senza dare alcun tipo di consiglio medico. Vi invitiamo a rivolgervi al proprio medico curante, ai farmacisti e a tutti gli altri specialisti qualificati per chiarire qualsiasi dubbio riguardante la vostra salute. Il rapporto di fiducia, di stima reciproca e di confidenza tra medico e paziente deve essere sempre coltivato e salvaguardato con il massimo impegno possibile.

 

Photo-credit immagini:

<a href=”http://www.flickr.com/photos/99329675@N02/11064976153″>Deadly Listeria Food Poisoning: Who are at Risk?</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a&gt; <a href=”https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/”>(license)</a&gt;

<a href=”http://www.flickr.com/photos/37434143@N08/16459056781″>antacid2</a&gt; via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a&gt; <a href=”https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/”>(license)</a&gt;

<a href=”http://www.flickr.com/photos/83198397@N00/3078194322″>Project 365 – Day 149 – 02/12/08</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a&gt; <a href=”https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/”>(license)</a&gt;

Medichese: epigastrio

L’approccio al paziente con una problematica riferita all’addome non è banale e spesso la diagnostica presenta difficoltà non da poco. Spesso per arrivare alla diagnosi corretta è necessario ricorrere a una diagnostica più approfondita, come quella laboratoristica (esami del sangue o delle urine) e strumentale (ecografia, TC, risonanza magnetica). Ciò non toglie che la visita medica sia imprescindibile. In particolare l’indagine semeiologica spesso fornisce elementi preziosi ai fini del sospetto clinico e degli step diagnostici successivi.

 

Particolare attenzione va posta alla localizzazione topografica dei rilievi obiettivi, al fine di stabilire a quale/quali organo/i i disturbi riferiti dal paziente sono attribuibili. Ecco perché l’addome è stato suddiviso in quadranti dagli antichi anatomici e dai medici che per primi hanno sviluppato la semeiotica medica, ovvero la branca della medicina che studia i segni e i sintomi delle patologie.

 

L’addome non deve essere inteso solamente come “la pancia” (volgarmente – anteriore), bensì necessita di una visione d’insieme che prevede l’attenzione anche alle porzioni laterali (“il fianco”) e la parte posteriore (“la schiena”). Dunque sia “la pancia”, che “il fianco”, che “la schienafanno parte dell’addome. La parete anteriore dell’addome è delimitata in alto dalla linea toraco-addominale, che segue l’arcata costale (linee verdi), e in basso da una linea che parte dalla spina iliaca antero-superiore arriva alla sinfisi pubica (linee gialle). Lateralmente è delimitato da delle linee che partendo dalla spina iliaca anterior-superior sale verticalmente fino ad incontrare l’arcata costale (linee blu). Lateralmente l’addome è delimitato superiormente sempre dall’arcata costale ed inferiormente dalla cresta iliaca. Mentre posteriormente è delimitato superiormente dal margine inferiore della XII costa, inferiormente da una linea che congiunge le due spine iliache anterior-posterior, passando per la V vertebra lombare, e lateralmente dalle linee ascellari posteriori. Questi sono solo i limiti “esterni”, in quanto la cavità addominale continua internamente nel cavo pelvico, venendo delimitata in basso dal piano perineale, così come in alto viene limitata dal diaframma, per cui parte del contenuto addominale viene a trovarsi dentro la gabbia toracica, cotto le coste (come ad esempio il fegato a destra e la milza a sinistra).

 

Tracciando quattro linee immaginarie è possibile suddividere l’addome in nove quadranti. Le linee verticali vengono tracciate a partire dal centro della clavicola, andando verso il basso; mentre quelle orizzontali sono rappresentate dalla più superiore che unisce le arcate costali, e dalla più inferiore che unisce le due spine iliache anteriori-superiori (linee rosse). Le nove zone che si ottengono sono, nell’ordine da destra verso sinistra e dall’alto verso il basso: ipocondrio destro, epigastrio, ipocondrio sinistro, fianco destro, mesogastrio o regione ombelicale, fianco sinistro, fossa iliaca destra, ipogastrio, fossa iliaca sinistra. La regione posteriore è divisa dalla linea che passa per le apofisi spinose delle vertebre in destra e sinistra, regioni a loro volta divise in lombare interna o renale e lombare esterna. La regione laterale è divisa in anteriore o posteriore dalla linea ascellare media.

 

 

L'addome suddiviso in nove quadranti.

L’addome suddiviso in nove quadranti.

 

La suddivisione in quadranti permette un approccio sistematico alle problematiche addominali, come ad esempio il dolore. Questo perché la localizzazione del dolore o di qualsiasi altra problematica può indirizzarci su quale/quali organo/i potrebbero essere ammalati.

 

 

L’epigastrio è quindi il quadrante mediano, compreso lateralmente tra i due ipocondri, delimitato superiormente dalla linea toraco-addominale, che lo divide dal torace, e che si pone superiormente alla regione ombelicale o mesogastrica.

 

 

Da: Vocabolario Treccani

Da: Vocabolario Treccani

 

L’epigastrio corrisponde parte del lobo destro e gran parte del lobo sinistro del fegato, alla colecisti, a parte dello stomaco e del duodeno, alla parte supero-mediale dei reni, al tratto alto dell’aorta e della vena cava inferiore, al plesso nervoso celiaco.

 

Corrispondenza anatomica tra la regione epigastrica e gli organi addominali.

Corrispondenza anatomica tra la regione epigastrica e gli organi addominali.

 

 

Un dolore nella regione epigastrica potrebbe essere dovuto ad una gastrite, ad un’ulcera peptica gastrica o duodenale, al reflusso gastro-esofageo (sintomatologia nota come pirosi), ad una pancreatite. Tuttavia il dolore non è sempre uguale, esistono diversi tipi di dolore, con diverse caratteristiche ed andamento temporale, associati anche ad altra sintomatologia (nausea, vomito, ecc) o a segni clinici, che il medico rileva durante la visita medica. È difficile per i non addetti ai lavori riuscire a capire a fondo le problematiche addominali e a poter risalire alla causa, perché questo richiede non solo anni di studio sui libri (di diverse materie), ma anche una certa esperienza in corsia, la conoscenza dei rilievi semeiologici obiettivabili durante la visita medica, e soprattutto un ragionamento clinico che si acquisisce col tempo.

 

 

In conclusione, la suddivisione dell’addome in quadranti aiuta il medico ad affrontare con metodo rigoroso la problematica relativa agli organi contenuti in cavità addominale. Il medico formula un’ipotesi diagnostica indagando i sintomi del paziente, avvalendosi dei rilievi clinici obiettivabili durante la visita, trovando conferma (o smentita) diagnostica negli esami di laboratorio o strumentali. Egli, di conseguenza, imposterà una terapia appropriata, medica o chirurgica che sia.

 

 

Fate attenzione: questo è un blog esclusivamente divulgativo.

Non è nostra intenzione proporre possibili diagnosi o terapie. Gli articoli che pubblicheremo hanno lo scopo di spiegare tematiche mediche in modo comprensibile a tutti, senza, però, avere la presunzione di esaurire l’argomento in poche righe senza dare alcun tipo di consiglio medico. Vi invitiamo a rivolgervi al proprio medico curante, ai farmacisti e a tutti gli altri specialisti qualificati per chiarire qualsiasi dubbio riguardante la vostra salute. Il rapporto di fiducia, di stima reciproca e di confidenza tra medico e paziente deve essere sempre coltivato e salvaguardato con il massimo impegno possibile.

 

 

photo credit addome diviso in quadranti (modificata): <a href=”http://www.flickr.com/photos/14277117@N03/4484192937″>Abdomen between pages 4 and 5</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a&gt; <a href=”https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/”>(license)</a&gt;.

photo credit addome ed organi addominali (modificata).

Tanto subbuglio…per nulla!

Primavera: iniziano le allergie! 

Con la stagione primaverile e le frequenti belle giornate iniziano anche i problemi delle persone allergiche: starnuti, naso che cola, prurito oculare. Rappresentando uno dei maggiori problemi di salute pubblica, le allergie colpiscono, infatti, circa il 30% della popolazione, incidendo notevolmente in termini di costi assistenziali e di perdita di ore lavorative (ebbene sì!). Sono tra le patologie croniche più frequenti, sia negli adulti che nei bambini, influendo sulla qualità di vita del paziente, a volte anche molto negativamente.

 

Una reazione spropositata

Insieme alle intolleranze (quelle alimentari sono le più note) le allergie fanno parte delle cosiddette “reazioni da ipersensibilità”. Queste sono reazioni esagerate e dannose, mediate da meccanismi immunologici ben definiti, che si scatenano in soggetti predisposti a seguito dell’esposizione a dosi di sostanze normalmente tollerate dai soggetti normali, provocando la comparsa di sintomi caratteristici.

Mentre le allergie sono sostenute da una risposta esagerata del sistema immunitario del tipo tutto-o-nulla, le intolleranze non hanno niente a che fare con le cellule immunitarie e si scatenano con un meccanismo quantità-dipendente.

 

Questione di anticorpi

Gli anticorpi nell’immaginario comune sono i nostri paladini: difensori contro le infezioni. Essi hanno un ruolo cardine nella nostra immunità: fungono da mediatori tra le cellule immunitarie e i “corpi estranei”, che gli anticorpi riescono a riconoscere come tali. Alcune volte, però, come nel caso delle allergie, innescano un meccanismo dannoso o, per lo meno, eccessiva. La reazione allergica è caratterizzata dall’aumento della produzione di anticorpi delle classi IgE (che il medico potrebbe far dosare negli esami del sangue), condizione che può essere accompagnata da sintomi allergici (atopia – la vera e propria allergia), oppure no (in questo caso si parla di diatesi atopica). Le manifestazioni vanno dall’asma alla semplice ma fastidiosa rinite, da manifestazioni cutanee (orticaria), a quelle oculari (congiuntivite). In casi gravi si può arrivare allo shock anafilattico.

Tutte queste risposte sono determinate dal rilascio di istamina da parte di particolari cellule del sistema immunitario, i mastociti e i basofili. Proprio gli anti-istaminici sono i cardini della terapia delle allergie: questi farmaci ne bloccano l’azione sui tessuti bersaglio, impedendo lo sviluppo dei sintomi. Il medico, in alcune fasi della malattia, potrebbe consigliarvi l’assunzione di farmaci simili al cortisone: il loro utilizzo non deve essere demonizzato, in particolari condizioni e a dosi congrue devono essere anzi preferiti agli antistaminici, perché più efficaci.

Mentre la terapia con steroidi è a totale carico del malato, gli antistaminici sono in parte rimborsabili. La terapia anti-asma, invece, è totalmente rimborsata da SSN: meglio un trattamento adeguato oggi, che un ricovero (più costoso) domani!

 

Piccoli allergeni inalabili

I più comuni sono rappresentati da pollini di alberi, come le Betulaceae (Betulla, Ontano), le Corilacee (Nocciolo), le Cupressacee (Cipresso), le Oleacee (Frassino, Ulivo, Gelsomino) o di erbe come le Graminacee (Gramigna, Orzo, Avena, Segale), la Parietaria. Derivati epidermici di animali (forfora di gatto o cane) oppure Acari, tra cui i più frequenti sono il Dermatophagoides pteronyssius e farinae.

 

Calendario pollinico

Adesso, in Aprile, stanno fiorendo le Betullacee, le Graminacee, mentre scenderanno i pollini delle Corilacee, Parietaria e dei Cipressi. Le Betullacee continueranno fino a Giugno, quando esploderanno anche l’Olivo e la Parietaria. Mentre l’Artemisia e l’Ambrosia fioriranno in piena Estate.

Calendario pollinico: è importante consultarlo per conoscere il periodo di pollinazione della pianta cui si è allergici.

Calendario pollinico: è importante consultarlo per conoscere il periodo di pollinazione della pianta cui si è allergici.

 

Accorgimenti utili

Esistono alcuni semplici accorgimenti che possono ridurre la comparsa di manifestazioni allergiche: si tratta soprattutto di misure di buon senso, che ognuno di noi potrebbe già realizzare anche inconsapevolmente.

Ridurre l’esposizione al polline: consultate i calendari pollinici e i bollettini (vedi sopra) per conoscere il periodo di pollinazione delle piante cui siete allergici e per essere sempre aggiornati sulle concentrazioni dei pollini nel vostro territorio. La loro consultazione è utile anche in caso vogliate spostarvi per le vacanze o nel fine settimana, per scegliere il luogo più adatto alle vostre esigenze. Ricordate che la concentrazione dei pollini è molto maggiore nelle giornate soleggiate, secche e ventilate: evitate di uscire di casa in questi momenti, preferendo una passeggiata dopo un’abbondante pioggia, che favorisce la deposizione del polline al suolo. Dopo una passeggiata all’aria aperta, lavatevi sempre il viso, i capelli e le parti del corpo esposte; cambiatevi d’abito, lavando gli indumenti con i quali siete usciti: il polline si deposita sia sul corpo, sia sui vestiti. Lavate anche il pelo dei vostri animali domestici se liberi di entrare in casa dopo essere stati all’aperto. Evitate, inoltre, di stendere i panni all’aperto.

Aria pulita: mantenete sempre l’aria pulita negli ambienti in cui state. Evitate di aprire le finestre dell’abitazione e dell’ufficio nelle ore centrali della giornata e utilizzate preferibilmente condizionatori d’aria. Installate, se necessario, dei filtri appositamente studiate per trattenere le particelle polliniche (filtri HEPA).

Pulite bene casa: la pulizia costante e attenta della casa e di tutti gli ambienti frequentati è di fondamentale importanza per le persone allergiche, sia ai pollini, che agli acari. Passate l’aspirapolvere almeno settimanalmente, lavate le lenzuola almeno a 50° ed evitate tappeti o moquette. Esistono, inoltre, speciali coprimaterassi e copricuscini anti-acaro, oppure prodotti specifici acaricidi per la pulizia dei tappeti o dei divani.

Terapia? Subito! Se sono previsti elevati livelli di polline, assumete la terapia prima che compaiano i fastidiosi sintomi allergici.

 

 

Allergie non alimentari e allergie crociate

Il fatto che un soggetto soffra un’allergia per esempio alle Graminacee, che si manifesta con congiuntivite o rinite, non implica necessariamente che egli non debba più consumare alimenti contenenti grano, orzo, avena, per paura di manifestazioni allergiche. Anzi: questa evenienza è molto rara, per cui è possibile mangiare tutti i tipi di cereali!

Mele: frequentemente associate a cross-rezioni in soggetti allergici alle Betulaceae.

Mele: frequentemente associate a cross-rezioni in soggetti allergici alle Betulaceae.

Potrebbe capitarvi di sentir parlare delle allergie crociate: alimenti, soprattutto vegetali, possono scatenare reazioni allergiche come prurito o gonfiore della labbra. Le più frequenti allergie crociate possono (non è la regola) manifestarsi per consumo soprattutto di mele nei soggetti allergici alle Betullacee, ma anche di pere, pesche, ciliegie. Di nocciola e pesca-noce nei soggetti allergici alle Corylacee (nocciolo). Diffuse sono anche le reazioni crociate all’assunzione di melone e kiwi, più raramente pomodoro, nei soggetti allergici alle Graminacee. Anche le farine di orzo, frumento, kamut possono dare reazioni crociate con le Graminacee, infatti sono positive al prick-test. Tuttavia è abbastanza improbabile che si verifichino, perché gli alimenti contenenti tali farine sono ingeriti dopo cottura, che rende l’alimento tollerato. L’allergia alla Parietaria può dare reazione crociata con il basilico, la ciliegia, il melone; mentre quella all’artemisia e all’ambrosia con mela e melone. Molto frequente è la reazione crociata con i crostacei, molluschi e lumache per gli allergici agli acari, e quella con i frutti esotici (banana, avocado, kiwi), ma anche mela, fico, castagna, per gli allergici al lattice. Molto rara, invece, la cross-reazione con l’assunzione delle uova per i soggetti allergici alle piume d’uccello.

 

Rivolgetevi al proprio Medico Curante e allo Specialista per una diagnosi certa, ma soprattutto per escludere una possibile patologia asmatica e impostare una terapia corretta.

 

 

Per maggiori informazioni consultate i siti dedicati:

Associazione Italiana di Aerobiologia

 

 

photo credit immagine polline.