Pneumologia

Infortunio sul lavoro vs. Malattia professionale

Che differenza c’è tra infortunio sul lavoro e malattia professionale?

 

Forse vi sembrerà banale parlare di lavoro proprio alla vigilia del 1° maggio. Tuttavia, l’argomento di questo (lungo) post è uno degli argomenti più importanti per il lavoratore: conoscere cosa s’intende per infortunio sul lavoro e per malattia professionale, come comportarsi, a quali Enti potersi rivolgere e cosa gli viene riconosciuto e garantito.

Mettetevi comodi.

 

La tutela delle persone a proposito del lavoro è uno degli argomenti essenziali della sicurezza sociale. L’articolo 38 della Costituzione è la prima tra tutte le norme a prevedere la previdenza sociale: “[…] I lavoratori hanno diritto che siano provveduti ed assicurati i mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. […] Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.”

 

L’INAIL è un’assicurazione pubblica

L’Ente preposto a occuparsi della tutela della salute delle persone sul luogo di lavoro è l’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro). Si tratta di una vera e propria assicurazione, non privata, bensì sociale, pubblica. Secondo l’art. 1882 del Codice Civile, L’assicurazione è il contratto col quale l’assicuratore, verso il pagamento di un premio, si obbliga a rivalere l’assicurato, entro i limiti convenuti, del danno ad esso prodotto da un sinistro, ovvero a pagare un capitale o una rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita umana.” Rispetto all’assicurazione privata, quella sociale ha dei caratteri distintivi e peculiari: è obbligatoria, scatta in automatico al verificarsi dell’evento, ha una finalità sociale e non di lucro, ha natura collettiva e garantisce l’uniformità delle prestazioni che eroga.

L’INAIL, in particolare, è un’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Fa parte dell’assicurazione sociale anche l’INPS (Istituto Nazionale Previdenza Sociale), che invece tutela l’invalidità, l’inabilità, la vecchiaia o l’anzianità lavorativa, la disoccupazione involontaria, la maternità, la malattia.

 

 

Infortunio sul lavoro

Secondo il D.P.R. 1124/65, (Testo Unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro per le malattie professionali), articoli 2 e 210: L’assicurazione comprende tutti i casi avvenuti per causa violenta in occasione di lavoro, da cui sia derivata la morte o un danno biologico permanente, ovvero una inabilità temporanea assoluta che comporti l’astensione dal lavoro per più di tre giorni.

Tre, dunque, sono le caratteristiche fondamentali dell’infortunio sul lavoro: la causa violenta, l’occasione di lavoro, il danno assicurato. Cosa significa? Scopriamolo insieme:

 

CAUSA VIOLENTA

Esteriorità: l’evento deve essere esterno, fuori dal soggetto. Può essere fisico-meccanico (un trauma), chimico (intossicazione acuta o irritazione da sostanze chimiche), termica (colpo di calore), elettrica, barica, tossica, infettiva oltre che lo sforzo e lo stress emotivo.

Concentrazione cronologica: l’evento deve avvenire in un turno di lavoro. Questo può includere sia una causa violenta, che avviene in tempi brevi come un trauma, sia un avvenimento che accade un tempi leggermente più lunghi, sia un colpo di calore o la refrigerazione, ma sempre all’interno del turno di lavoro.

Efficienza: l’evento non può essere sostituito da un’altra qualsiasi causa.

 

OCCASIONE DI LAVORO

L’evento deve essere dipeso dal rischio professionale (rischio specifico o generico aggravato – vedi dopo) e dalla finalità di lavoro.

 

DANNO ASSICURATO

L’evento, per essere riconosciuto, deve aver provocato la morte, un danno biologico permanente (cioè la menomazione dell’integrità psicofisica della persona, espressione del bene giuridico salute, suscettibile di valutazione medico-legale), o un’inabilità temporanea assoluta (impossibilità di svolgere la lavorazione) che comporti l’astensione per più di tre giorni.

 

Riferimento al sito INAIL.

 

Il rischio professionale

Cosa s’intende con rischio professionale? L’INAIL riconosce il rischio specifico e il rischio generico aggravato.

Il rischio specifico è quello strettamente legato alla professione svolta. Ad esempio un apicoltore che è punto da un’ape, il rischio di cadere da un’impalcatura per un muratore.

Il rischio generico aggravato non è strettamente legato alla professione svolta, ma può essere collegato. Ad esempio un contadino che è punto da un’ape. Il contadino non svolge propriamente la professione di apicoltore, ma è innegabilmente più a rischio di un impiegato.

Non è, invece, riconosciuto il rischio generico, quello, per intenderci, dell’impiegato che viene punto da un’ape. Si tratta di un evento che può capitare a tutti, non è strettamente legato al lavoro.

 

 

L’infortunio in itinere

L’INAIL tutela i lavoratori anche nel caso d’infortuni avvenuti durante il viaggio di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro, quando il lavoratore deve recarsi da un luogo di lavoro a un altro, nel caso di rapporti di lavoro plurimi, oppure mentre si reca al luogo di consumazione dei pasti, se non esiste una mensa aziendale. Qualsiasi modo di spostamento è compreso nella tutela (mezzi pubblici, a piedi, ecc.) a patto che siano appurate le finalità lavorative, la normalità del tragitto (il lavoratore deve percorrere il tragitto più logico per recarsi al lavoro) e la compatibilità degli orari. Al contrario, il tragitto effettuato con l’utilizzo di un mezzo privato, compresa la bicicletta in particolari condizioni, è coperto dall’assicurazione solo se tale uso è necessitato.

 

Le interruzioni e deviazioni del percorso rientrano nell’assicurazione?

Le eventuali interruzioni e deviazioni del normale percorso non rientrano nella copertura assicurativa a eccezione di alcuni casi particolari, ossia se vi siano condizioni di necessità o se siano state concordate con il datore di lavoro. Ad esempio:

interruzioni/deviazioni effettuate in attuazione di una direttiva del datore di lavoro;

interruzioni/deviazioni “necessitate” ossia dovute a causa di forza maggiore (ad esempio un guasto meccanico) o per esigenze essenziali e improrogabili (ad esempio il soddisfacimento di esigenze fisiologiche) o nell’adempimento di obblighi penalmente rilevanti (esempio: prestare soccorso a vittime di incidente stradale);

brevi soste che non alterino le condizioni di rischio.

Se invece il lavoratore si ferma, ad esempio, per fare la spesa, questa non è un’interruzione/deviazione che esprime una necessità.

 

Usare un mezzo privato

Per quanto riguarda l’uso del mezzo privato (automobile, scooter, bicicletta), l’INAIL è molto chiara. Ecco cosa potete trovare nel sito dell’INAIL:

Può considerarsi necessario solo in alcune situazioni, esempi:

  • mezzo fornito o prescritto dal datore di lavoro per esigenze lavorative
  • il luogo di lavoro è irraggiungibile con i mezzi pubblici oppure raggiungibile ma non in tempo utile rispetto al turno di lavoro
  • i mezzi pubblici obbligano a attese eccessivamente lunghe
  • i mezzi pubblici comportano un rilevante dispendio di tempo rispetto all’utilizzo del mezzo privato
  • la distanza della più vicina fermata del mezzo pubblico deve essere percorsa a piedi ed è eccessivamente lunga.

 

 

Malattia professionale

T.U. (1965), Artt. 3 e 211 – L’assicurazione è altresì obbligatoria per le malattie professionali indicate nella tabella allegate […], le quali siano contratte nell’esercizio e a causa delle lavorazioni specificate nella tabella stessa ed in quanto tali lavorazioni rientrino fra quelle previste […].

Si tratta, dunque, di patologie croniche connesse al lavoro, il lavoro o le lavorazioni specifiche sono la causa primaria della malattia. Non si parla più di causa violenta in occasione di lavoro, come nell’infortunio. Nelle malattie professionali manca l’evento traumatico, ma c’è una correlazione diretta tra il lavoro, particolari esposizioni dovute alle lavorazioni specifiche e la malattia.

 

Tre sono le caratteristiche fondamentali delle malattie professionali:

 

RISCHIO PROFESSIONALE

Non più occasione di lavoro, come nell’infortunio, ma rapporto causale diretto con il lavoro.

 

CAUSA DILUITA NEL TEMPO

Non più causa violenta, ma una causa (lavorativa) più prolungata nel tempo, che porta ad una malattia cronica.

 

SISTEMA TABELLARE

Le malattie professionali sono tutte raccolte in una tabella a tre colonne. Nella prima sono riportate tutte le malattie professionali, nella seconda le lavorazioni specifiche che possono causare direttamente la malattia in oggetto. Infine nella terza colonna è indicato il limite massimo di tempo in cui la malattia può manifestarsi se effettivamente connessa alla lavorazione specifica. Esiste, cioè, un limite temporale massimo d’indennizzabilità da parte dell’INAIL. Ad esempio: per le malattie causate da piombo, leghe e suoi composti organici, le lavorazioni previste sono quelle che espongono all’azione del piombo leghe e composti. Il periodo massimo d’indennizzabilità dalla cessazione del lavoro è di 4 anni. Se entro quattro anni il lavoratore manifesterà una malattia legata all’esposizione al piombo, allora il riconoscimento della malattia professionale sarà automatico. Nel caso in cui, invece, passi più tempo il lavoratore dovrà dimostrare l’effettivo nesso di causa tra il lavoro e la sua patologia.

Un sistema così, tuttavia, è chiuso: non permette di riconoscere malattie che non siano comprese in questa tabella. È stato risolto il problema trasformando il sistema tabellare in un sistema misto: rimane in vigore la tabella originaria, ma è possibile il riconoscimento di qualsiasi altra malattia, purché il lavoratore dimostri il nesso di causa tra la stessa e il lavoro.

 

Riferimento per la malattia professionale sul sito ufficiale INAIL.

 

Valutazione del danno

Una domanda che potrebbe sorgervi è: “ma come fanno a calcolare quanto riconoscermi in denaro?” Per questo esistono delle tabelle specifiche che valutano il grado di invalidità per le singole menomazioni, oppure esistono delle formule particolari che calcolano il danno sulla base di diverse variabili che possono presentarsi di volta in volta.

 

 

Quali sono le prestazioni assicurative riconosciute dall’INAIL?

Sono essenzialmente cinque le prestazioni assicurative che sono erogate dall’INAIL. È da tenere in considerazione che non vi è alcun indennizzo per le menomazioni fino al 5%.

Ecco le prestazioni assicurative:

Temporanea inabilità assoluta: INDENNITA’ GIORNALIERA (dopo il terzo giorno).

Danno biologico permanente:

  • INDENNIZZO IN CAPITALE per i danni dal 6 al 15%.
  • RENDITA VITALIZIA per danni dal 16 al 100%.
  • Assegno mensile di assistenza personale continuativa per determinate menomazioni tassativamente specificate nella tabella allegato 3 al T.U., le cosiddette “grandi invalidi del lavoro”.
  • Rendita ai superstiti (artt. 85 e 233).
  • Prestazioni di cura e riabilitazione (art. 83 del T.U. e leggi n. 88/1989). Per quest’ultima voce, consultare la sezione dedicata sul sito ufficiale INAIL.

 

Riferimento al sito INAIL.

 

Come comunicare l’infortunio?

Potete trovare tutte queste informazioni sul sito ufficiale dell’INAIL:

Il lavoratore deve dare notizia dell’infortunio al datore di lavoro. La segnalazione dell’infortunio deve essere fatta anche nel caso di lesioni di lieve entità. In base alla gravità dell’infortunio, il lavoratore può:

  • rivolgersi al medico dell’azienda, se è presente nel luogo di lavoro;
  • recarsi o farsi accompagnare al Pronto soccorso dell’ospedale più vicino;
  • rivolgersi al suo medico curante.

In ogni caso, occorre spiegare al medico come e dove è avvenuto l’infortunio.

 

Vedi anche: Ottenere l’indennità temporanea, sul sito ufficiale INAIL.

 

Il certificato medico

Il medico rilascia un primo certificato in più copie, nel quale sono indicati la diagnosi e il numero dei giorni di inabilità temporanea assoluta al lavoro. Una copia deve essere consegnata subito al proprio datore di lavoro (direttamente o tramite altre persone, familiari, amici), una copia deve essere conservata in originale dal lavoratore. In caso di ricovero, sarà l’ospedale a inviare direttamente la copia dei certificati all’INAIL e al datore di lavoro.

 

Cosa fare se il datore di lavoro non denuncia l’infortunio?

Dopo essere stato informato dell’incidente, il datore ha due giorni di tempo per presentare all’INAIL la denuncia d’infortunio. L’obbligo di denuncia non c’è se, in base al certificato medico e alla relativa prognosi, l’infortunato è dichiarato guaribile in tre giorni oltre a quello dell’evento. Se il datore di lavoro non dovesse denunciare all’INAIL l’infortunio, può farlo il lavoratore inviando all’Istituto il certificato medico.

 

Come deve comunicare l’infortunio il lavoratore autonomo

Gli artigiani e i soci titolari, nella loro duplice veste di assicuranti e assicurati, devono denunciare all’INAIL l’infortunio da essi stessi subito entro 2 giorni dalla data del certificato medico che prognostica l’infortunio non guaribile entro 3 giorni. In considerazione della particolare difficoltà in cui può venirsi a trovare il titolare di azienda artigiana al momento dell’infortunio lavorativo, si può ritenere assolto l’obbligo di denuncia nei termini di legge ogniqualvolta il predetto, o il medico curante, invii, nel rispetto dei termini stessi, il solo certificato medico. L’interessato dovrà tuttavia provvedere, appena possibile, a compilare e a trasmettere il modulo di denuncia. In tali casi, non perderà il diritto all’indennità per inabilità temporanea assoluta per i giorni antecedenti l’inoltro del modulo.

In caso di impossibilità del titolare artigiano infortunato di provvedere personalmente alla denuncia entro i termini di legge, l’obbligo di dare immediata notizia dell’evento all’Istituto assicuratore mediante l’inoltro del certificato medico ricade sul sanitario che per primo ha constatato le conseguenze dell’infortunio (obbligo, peraltro, privo di sanzione).

Nell’ipotesi di infortunio occorso a lavoratore agricolo autonomo, l’obbligo di denuncia ricade sul titolare del nucleo di appartenenza dell’infortunato.

 

Come comportarsi in caso di ricaduta?

Se dopo la ripresa dell’attività lavorativa il lavoratore si sente male per motivi conseguenti all’infortunio e torna al pronto soccorso o dal proprio medico, nel certificato rilasciato deve essere specificato che si tratta di ricaduta dall’infortunio già comunicato e tale certificato va inviato sia al datore di lavoro sia all’Inail.

 

 

NB: Ho cercato di condurre la trattazione in modo più sistematico possibile, per rimanere fedele alle norme vigenti, vista la complessità dell’argomento. Tuttavia, l’importanza di questo impone che tutti i lavoratori siano a conoscenza delle norme vigenti, dei loro diritti e che sappiano cosa fare in caso di infortunio o malattia professionale. Il sito ufficiale INAIL, come più volte da me riportato come fonte e riferimento, è facilmente consultabile ed è, ovviamente, completo di tutte le informazioni necessarie: consultatelo.

 

Per approfondire: sito ufficiale INAIL.

 

Si ricorda che chi scrive non vuole sostituirsi ai professionisti medici:

 

ATTENZIONE! Bussola Medica NON dà consigli medici.

Le informazioni sopra riportate e tutti gli articoli del blog hanno solo un fine illustrativo: non costituiscono un consiglio medico, né provengono da prescrizione specialistica. Essi hanno lo scopo di spiegare tematiche mediche in modo comprensibile a tutti, senza, però, avere la presunzione di esaurire l’argomento in poche righe. Vi invito a rivolgervi al proprio medico curante, ai farmacisti e a tutti gli altri specialisti qualificati per chiarire qualsiasi dubbio riguardante la vostra salute. Il rapporto di fiducia, di stima reciproca e di confidenza tra medico e paziente deve essere sempre coltivato e salvaguardato con il massimo impegno possibile.

 

 

photo credit immagine di copertina.

Tanto subbuglio…per nulla!

Primavera: iniziano le allergie! 

Con la stagione primaverile e le frequenti belle giornate iniziano anche i problemi delle persone allergiche: starnuti, naso che cola, prurito oculare. Rappresentando uno dei maggiori problemi di salute pubblica, le allergie colpiscono, infatti, circa il 30% della popolazione, incidendo notevolmente in termini di costi assistenziali e di perdita di ore lavorative (ebbene sì!). Sono tra le patologie croniche più frequenti, sia negli adulti che nei bambini, influendo sulla qualità di vita del paziente, a volte anche molto negativamente.

 

Una reazione spropositata

Insieme alle intolleranze (quelle alimentari sono le più note) le allergie fanno parte delle cosiddette “reazioni da ipersensibilità”. Queste sono reazioni esagerate e dannose, mediate da meccanismi immunologici ben definiti, che si scatenano in soggetti predisposti a seguito dell’esposizione a dosi di sostanze normalmente tollerate dai soggetti normali, provocando la comparsa di sintomi caratteristici.

Mentre le allergie sono sostenute da una risposta esagerata del sistema immunitario del tipo tutto-o-nulla, le intolleranze non hanno niente a che fare con le cellule immunitarie e si scatenano con un meccanismo quantità-dipendente.

 

Questione di anticorpi

Gli anticorpi nell’immaginario comune sono i nostri paladini: difensori contro le infezioni. Essi hanno un ruolo cardine nella nostra immunità: fungono da mediatori tra le cellule immunitarie e i “corpi estranei”, che gli anticorpi riescono a riconoscere come tali. Alcune volte, però, come nel caso delle allergie, innescano un meccanismo dannoso o, per lo meno, eccessiva. La reazione allergica è caratterizzata dall’aumento della produzione di anticorpi delle classi IgE (che il medico potrebbe far dosare negli esami del sangue), condizione che può essere accompagnata da sintomi allergici (atopia – la vera e propria allergia), oppure no (in questo caso si parla di diatesi atopica). Le manifestazioni vanno dall’asma alla semplice ma fastidiosa rinite, da manifestazioni cutanee (orticaria), a quelle oculari (congiuntivite). In casi gravi si può arrivare allo shock anafilattico.

Tutte queste risposte sono determinate dal rilascio di istamina da parte di particolari cellule del sistema immunitario, i mastociti e i basofili. Proprio gli anti-istaminici sono i cardini della terapia delle allergie: questi farmaci ne bloccano l’azione sui tessuti bersaglio, impedendo lo sviluppo dei sintomi. Il medico, in alcune fasi della malattia, potrebbe consigliarvi l’assunzione di farmaci simili al cortisone: il loro utilizzo non deve essere demonizzato, in particolari condizioni e a dosi congrue devono essere anzi preferiti agli antistaminici, perché più efficaci.

Mentre la terapia con steroidi è a totale carico del malato, gli antistaminici sono in parte rimborsabili. La terapia anti-asma, invece, è totalmente rimborsata da SSN: meglio un trattamento adeguato oggi, che un ricovero (più costoso) domani!

 

Piccoli allergeni inalabili

I più comuni sono rappresentati da pollini di alberi, come le Betulaceae (Betulla, Ontano), le Corilacee (Nocciolo), le Cupressacee (Cipresso), le Oleacee (Frassino, Ulivo, Gelsomino) o di erbe come le Graminacee (Gramigna, Orzo, Avena, Segale), la Parietaria. Derivati epidermici di animali (forfora di gatto o cane) oppure Acari, tra cui i più frequenti sono il Dermatophagoides pteronyssius e farinae.

 

Calendario pollinico

Adesso, in Aprile, stanno fiorendo le Betullacee, le Graminacee, mentre scenderanno i pollini delle Corilacee, Parietaria e dei Cipressi. Le Betullacee continueranno fino a Giugno, quando esploderanno anche l’Olivo e la Parietaria. Mentre l’Artemisia e l’Ambrosia fioriranno in piena Estate.

Calendario pollinico: è importante consultarlo per conoscere il periodo di pollinazione della pianta cui si è allergici.

Calendario pollinico: è importante consultarlo per conoscere il periodo di pollinazione della pianta cui si è allergici.

 

Accorgimenti utili

Esistono alcuni semplici accorgimenti che possono ridurre la comparsa di manifestazioni allergiche: si tratta soprattutto di misure di buon senso, che ognuno di noi potrebbe già realizzare anche inconsapevolmente.

Ridurre l’esposizione al polline: consultate i calendari pollinici e i bollettini (vedi sopra) per conoscere il periodo di pollinazione delle piante cui siete allergici e per essere sempre aggiornati sulle concentrazioni dei pollini nel vostro territorio. La loro consultazione è utile anche in caso vogliate spostarvi per le vacanze o nel fine settimana, per scegliere il luogo più adatto alle vostre esigenze. Ricordate che la concentrazione dei pollini è molto maggiore nelle giornate soleggiate, secche e ventilate: evitate di uscire di casa in questi momenti, preferendo una passeggiata dopo un’abbondante pioggia, che favorisce la deposizione del polline al suolo. Dopo una passeggiata all’aria aperta, lavatevi sempre il viso, i capelli e le parti del corpo esposte; cambiatevi d’abito, lavando gli indumenti con i quali siete usciti: il polline si deposita sia sul corpo, sia sui vestiti. Lavate anche il pelo dei vostri animali domestici se liberi di entrare in casa dopo essere stati all’aperto. Evitate, inoltre, di stendere i panni all’aperto.

Aria pulita: mantenete sempre l’aria pulita negli ambienti in cui state. Evitate di aprire le finestre dell’abitazione e dell’ufficio nelle ore centrali della giornata e utilizzate preferibilmente condizionatori d’aria. Installate, se necessario, dei filtri appositamente studiate per trattenere le particelle polliniche (filtri HEPA).

Pulite bene casa: la pulizia costante e attenta della casa e di tutti gli ambienti frequentati è di fondamentale importanza per le persone allergiche, sia ai pollini, che agli acari. Passate l’aspirapolvere almeno settimanalmente, lavate le lenzuola almeno a 50° ed evitate tappeti o moquette. Esistono, inoltre, speciali coprimaterassi e copricuscini anti-acaro, oppure prodotti specifici acaricidi per la pulizia dei tappeti o dei divani.

Terapia? Subito! Se sono previsti elevati livelli di polline, assumete la terapia prima che compaiano i fastidiosi sintomi allergici.

 

 

Allergie non alimentari e allergie crociate

Il fatto che un soggetto soffra un’allergia per esempio alle Graminacee, che si manifesta con congiuntivite o rinite, non implica necessariamente che egli non debba più consumare alimenti contenenti grano, orzo, avena, per paura di manifestazioni allergiche. Anzi: questa evenienza è molto rara, per cui è possibile mangiare tutti i tipi di cereali!

Mele: frequentemente associate a cross-rezioni in soggetti allergici alle Betulaceae.

Mele: frequentemente associate a cross-rezioni in soggetti allergici alle Betulaceae.

Potrebbe capitarvi di sentir parlare delle allergie crociate: alimenti, soprattutto vegetali, possono scatenare reazioni allergiche come prurito o gonfiore della labbra. Le più frequenti allergie crociate possono (non è la regola) manifestarsi per consumo soprattutto di mele nei soggetti allergici alle Betullacee, ma anche di pere, pesche, ciliegie. Di nocciola e pesca-noce nei soggetti allergici alle Corylacee (nocciolo). Diffuse sono anche le reazioni crociate all’assunzione di melone e kiwi, più raramente pomodoro, nei soggetti allergici alle Graminacee. Anche le farine di orzo, frumento, kamut possono dare reazioni crociate con le Graminacee, infatti sono positive al prick-test. Tuttavia è abbastanza improbabile che si verifichino, perché gli alimenti contenenti tali farine sono ingeriti dopo cottura, che rende l’alimento tollerato. L’allergia alla Parietaria può dare reazione crociata con il basilico, la ciliegia, il melone; mentre quella all’artemisia e all’ambrosia con mela e melone. Molto frequente è la reazione crociata con i crostacei, molluschi e lumache per gli allergici agli acari, e quella con i frutti esotici (banana, avocado, kiwi), ma anche mela, fico, castagna, per gli allergici al lattice. Molto rara, invece, la cross-reazione con l’assunzione delle uova per i soggetti allergici alle piume d’uccello.

 

Rivolgetevi al proprio Medico Curante e allo Specialista per una diagnosi certa, ma soprattutto per escludere una possibile patologia asmatica e impostare una terapia corretta.

 

 

Per maggiori informazioni consultate i siti dedicati:

Associazione Italiana di Aerobiologia

 

 

photo credit immagine polline.