Storia della Medicina

Parlate il…Medichese?

 

Vi è mai capitato di non capire il significato di quanto scritto in un referto medico? Vi capita spesso? Come vi comportate? Per spiegazioni vi rivolgete al vostro medico? Oppure al farmacista, ad un amico? Cercate informazioni su internet?

Anamnesi patologia remota muta.

Il paziente lamenta faringodinia e pirosi.

Deambulazione corretta in tandem.

Iperemia congiuntivale.

Il soggetto è dispnoico.

Obnubilamento sensorio.

 

Eh? Prego?

I non addetti ai lavori capiscono ben poco, vero?

 

 

Uno dei problemi che affligge la quotidiana pratica clinica è che spesso le persone, i pazienti, non capiscano il significato di ciò che il medico ha scritto nella risposta o riportato nella cartella clinica. Questo spesso accade con il referto di un esame strumentale come una radiografia, un’ecografia, una risonanza magnetica o una TAC. Più raramente accade con una visita specialistica. Infatti, mentre nel primo caso il paziente ritira il referto senza la possibilità di confrontarsi con il radiologo, nel secondo caso lo specialista ha la possibilità di spiegare a voce tutto quello che c’è da sapere. In quest’ultima occasione, alla fine del colloquio con il medico, i più scrupolosi rimangono seduti, leggendo attentamente la risposta e chiedendo al medico il significato delle parole che non capiscono. Altri, per “non far brutta figura” con lo specialista, si rivolgono al medico di base o al farmacista. Altri ancora si scervellano a casa, chiedendo lumi ad amici o parenti, imprecando contro il medico. I più “furbi” cercano ii termini medici su internet, arrivando alle conclusioni più disparate, magari lontane dalla realtà.

 

Volete sapere se fidarvi delle informazioni mediche su internet? Cercate la certificazione HON-Code: leggete questo articolo su Bussola Medica!

 

Il rapporto medico-paziente

Tra medico e paziente si costruisce una vera e propria alleanza, che include il confronto aperto e sincero su tutto. A volte però, purtroppo, le circostanze trasformano il rapporto in un incontro frettoloso che impedisce al paziente di chiarire i propri dubbi. Tra questi, i più frequenti sono quelli che riguardano il cosiddetto “medichese”: termini medici tecnici, di difficile comprensione anche alle persone con istruzione elevata. Il non comprendere appieno i termini, spesso fa scadere il rapporto medico-paziente in un’incomprensione che porta il paziente anche a non fidarsi del medico. Questo non deve mai e poi mai accadere: pretendete da qualsiasi medico tutte le spiegazioni che ritenete necessarie, per evitare di perdere la stima in chi vi cura.

Un’altra conseguenza di questa incomprensione è, se possibile, ancor più pericolosa della mancanza di fiducia nel medico: le persone non capiscono la gravità della loro malattia, non eseguono la cura prescritta, non fanno prevenzione. Il risultato? Fanno del male a loro stessi, loro malgrado.

 

Per non farsi capire?

Navigando sul Web, leggendo giornali o riviste, troverete numerosi articoli che si occupano di medichese. Alcuni affermano come il medichese sia utilizzato dai medici per non farsi capire dai pazienti, preferendo rimanere arroccati sulle loro posizioni tecnocratiche. Altri accusano i medici di utilizzare paroloni altisonanti per dare prestigio al loro lavoro e guadagnare di più, a spese dei malati.

 

Tutte bugie.

 

 

A ogni oggetto il proprio nome

Provate a parlare con un giornalista di un titolo di giornale, provate a dirgli “la frase sopra/sotto il titolo”, invece di riferirvi correttamente all’occhiello o al sommario: vi fulminerà con lo sguardo. Tentate di capire da un elettricista la differenza tra Ampere e Volt. Non confondete il carburatore con la pompa di benzina, quando vi recate dal meccanico. Azzardatevi a scambiare l’hardware con il software, discutendo con un informatico. È esattamente questo di cui stiamo parlando: chiamare le cose con il proprio nome. Cioè: parlare italiano corretto. Ogni disciplina ha un proprio linguaggio. La Giurisprudenza ha un linguaggio diverso dall’Economia, così come la Medicina ha una terminologia propria, utile agli scopi che deve perseguire.

Il lessico medico, quello che trovate scritto nei referti, non ha tanto lo scopo di essere chiaro per il paziente, quanto quello di essere comprensibile a qualsiasi medico, ma soprattutto univoco, universale. Da Belluno a Palermo, dall’Italia alla Svezia, dall’Europa all’Oceania, passando per l’America. Se si usassero termini del linguaggio comune, potrebbero sorgere incomprensioni o fraintendimenti. Il linguaggio tecnico, invece, richiede di essere attenti, precisi ed esaustivi. Inoltre consente di essere oggettivi, evitando di scivolare verso l’emotività, che offuscherebbe il giudizio medico, che deve essere il più possibile adeguato alla situazione – seppur permeato da empatia verso il paziente. In questo modo, se oggi vi dovesse visitare il dott. Caio, saprebbe con certezza e facilità cosa ha riscontrato il dott. Tizio nella visita del mese scorso. A tutto vantaggio del paziente, vi pare?

 

La Medicina, però…

C’è una differenza sostanziale, che a tutti voi non è di certo sfuggita. Le persone hanno il diritto di conoscere ogni aspetto della loro salute: “Io voglio sapere cosa mi ha trovato il radiologo, voglio sapere che malattia ho!”. In effetti, come ho spiegato nel post “La medicina è una scienza?”, la Medicina differisce dalle sue scienze di base o dalla Giurisprudenza, piuttosto che dall’Economia, perché essa ha come oggetto di studio un soggetto: l’uomo. Ecco quindi la necessità che ogni argomento medico sia il più possibile comprensibile soprattutto alle persone comuni.

 

Come se ne esce?

Il cambiamento di linguaggio da parte dei medici sarebbe deleterio per gli stessi pazienti, che vedrebbero diminuire la certezza che tutti gli addetti capiscano il medesimo messaggio dallo stesso referto. Allora come assicurare il diritto di tutti a conoscere i dettagli del proprio stato di salute? I medici devono essere un Giano bifronte: da un lato tecnici, dall’altro divulgatori. I medici devono tornare a spiegare la medicina al paziente e ritrovare quel gusto, un po’ perduto, di insegnarla, o raccontarla.

 

Dizionario Medichese – Capibilese

Per questo mi è venuta la voglia di dedicare qualche post del mio blog a spiegare le parole del medichese. Affinché possa stuzzicare la vostra curiosità. Affinché possa dirigere la vostra attenzione verso le informazioni corrette e le interpretazioni consone. Affinché ai pazienti venga voglia di porre domande al proprio medico e ai medici ritorni la voglia di spiegare la Medicina ai propri assistiti.

 

Ovviamente tutto ciò, come sempre, senza avere la presunzione di esaurire l’argomento in poche righe e senza avere la superbia di saperne più del medico che vi ha in cura. Il mio scopo non è affatto dare consigli medici! Inoltre: la relazione medico-paziente deve essere sempre coltivata con il massimo impegno possibile, da parte di entrambi. Abbiate la serenità per chiedere al medico tutte le informazioni di cui avrete bisogno: sarà sicuramente un piacere per il vostro medico chiarire i vostri dubbi. Leggete qui per ulteriori raccomandazioni.

 

 

L’argomento vi stuzzica? Tornate su Bussola Medica, nel prossimo post spiegherò un termine molto comune…

 

 

Annunci

Ciarlatani! Come orientarsi nella divulgazione medica on-line

Come si fa a distinguere un’informazione medica corretta? Com’è possibile verificare se le informazioni ascoltate ad una conferenza o in tv provengono da un esperto affidabile? Come si fa a capire se ciò che ci propone un sito internet è affidabile o meno?

 

Un tempo era chiamato ciarlatano chi sulle piazze toglieva denti ed esercitava pratiche di guaritore, approfittando della fiducia delle persone per ottenere denaro.

 

I ciarlatani erano coloro che esercitavano pratiche di guarigione, approfittando della fiducia delle persone per ottenere denaro.

I ciarlatani erano coloro che esercitavano pratiche di guarigione, approfittando della fiducia delle persone per ottenere denaro.

 

Nella definizione più moderna, chi si spaccia per quello che non è, chi cerca di ottenere guadagno dalla propria informazione tendenziosa.

 

La definizione secondo il Vocabolario Treccani on-line.

La definizione secondo il Vocabolario Treccani on-line.

 

La definizione secondo il Vocabolario Treccani on-line.

La definizione secondo il Vocabolario Treccani on-line.

 

 

Come riconoscere i ciarlatani?

Prenderò spunto da un bellissimo articolo di Silvia Bencivelli, pubblicato nel suo blog il 14 maggio del 2012.

 

Regola numero 1: lo scienziato sedicente eterodosso, non ufficiale, indipendente, nel 99% sei casi è un ciarlatano.

Regola numero 2: nella scienza, e nella medicina in particolare, i ciarlatani sono molto pericolosi.

Regola numero 3: i ciarlatani tendono a chiedere soldi. Alle persone, alle istituzioni, alla politica. Lo fanno raccontando fandonie sugli interessi degli altri, nascondendo accuratamente i propri.

Regola numero 4: un giornalista che dà voce al ciarlatano, inseguendo lo scoop a tutti i costi, dicendo “guardate, è un genio, ma nessuno gli da ascolto”, farà un ottimo share, ma sta facendo malissimo il suo lavoro. Idem per il politico.

Regola numero 5: il ciarlatano muore dalla voglia di essere intervistato.

Regola numero 6: chiedersi sempre

  • Che cosa pensano gli altri scienziati/medici;
  • Per chi lavora il ciarlatano?
  • Chi paga le sue ricerche?
  • Che cosa ha pubblicato finora? E dove?
  • Chi ci guadagna da quello che propone?

 

Non è assolutamente facile dare risposta a queste domande, soprattutto per chi non è del mestiere. Tuttavia vi invito a fare particolare attenzione alle informazioni presenti su internet: la rete è un contenitore dove finiscono una marea di schifezze mediche. Come barcamenarsi?

 

Affidarsi ai siti riconosciuti

Sembra banale, ma il consiglio migliore che posso darvi per non finire nella morsa dei dis-informatori scientifici e della pseudo-medicina è verificare che il sito sia dichiarato come validato. Farlo è semplicissimo, basta cercare il simbolo HONcode.

 

Il simbolo HONcode certifica che le informazioni mediche contenute nel sito sono verificate da esperti esterni, dunque affidabili.

Il simbolo HONcode certifica che le informazioni mediche contenute nel sito sono verificate da esperti esterni, dunque affidabili.

 

Si tratta di una commissione di professionisti che valuta l’affidabilità delle informazioni sulla salute e sulla medicina presenti su internet. Consiste in una vera e propria certificazione che attesta l’assoluta veridicità e validità delle informazioni contenute nel sito. L’obiettivo della certificazione è quella di fornire un’informazione medica di massima qualità ed affidabilità. Inoltre dimostra in maniera inequivocabile l’intento del sito di pubblicare delle informazioni in maniera totalmente trasparente. Questo favorirà non solo l’oggettività delle informazioni, ma anche l’utilità delle informazioni mediche pubblicate.

 

Monitoraggio attento

Il curatore del sito deve richiedere la certificazione HONcode. Una volta richiesta la commissione eseguirà delle visite periodiche nell’arco di un anno (ma ripetute anche successivamente al primo accreditamento), volte a valutare il rispetto dei principi disposti dalla commissione e validi a livello internazionale.

In aggiunta a questo la commissione valuta anche le segnalazioni giunte da qualsiasi utente internet che ritenga opportuno segnalare delle scorrettezze nella pubblicazione di informazioni mediche. In questo modo è possibile monitorare l’intera rete ed eventualmente impedire la pubblicazione di informazioni errate.

 

I principi

AUTORI

Ogni informazione medica fornita ed ospitata dal sito sarà scritta unicamente da esperti dell’area medica e da professionisti qualificati, a meno che un’esplicita dichiarazione non precisi che qualche informazione provenga da persone o organizzazioni non mediche.

 

COMPLEMENTARIETÀ

Le informazioni diffuse dal sito sono destinate ad incoraggiare, e non a sostituire, le relazioni esistenti tra paziente e medico.

 

PRIVACY

Le informazioni personali riguardanti i pazienti ed i visitatori di un sito medico, compresa l’identità, sono confidenziali. Il responsabile del sito s’impegna sull’onore a rispettare le condizioni legali di confidenzialità delle informazioni mediche in rispetto delle leggi del paese dove il server ed i mirror-sites sono situati.

 

ATTRIBUZIONE: DATA E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

La provenienza delle informazioni diffuse devono essere accompagnate da referenze esplicite e, se possibile, da links verso questi dati. La data dell’ultimo aggiornamento deve apparire chiaramente sulla pagina (ad esempio in basso ad ogni pagina).

 

GIUSTIFICAZIONE

Ogni affermazione relativa al beneficio o ai miglioramenti indotti da un trattamento, da un prodotto o da un servizio commerciale, sarà supportata da prove adeguate e ponderate secondo il precedente Principio 4.

 

TRASPARENZA

Gli ideatori del sito si sforzeranno di fornire informazioni nella maniera più chiara possibile e forniranno un indirizzo al quale gli utilizzatori possono chiedere ulteriori dettagli o supporto. Questo indirizzo e-mail deve essere chiaramente visibile sulle pagine del sito.

 

FINANZIAMENTO

Il patrocinio del sito deve essere chiaramente identificato compresa le identità delle organizzazioni commerciali e non-commerciali che contribuiscono al finanziamento, ai servizi o al materiale del sito.

 

PUBBLICITÀ E POLITICA EDITORIALE

Se la pubblicità è una fonte di sovvenzione del sito deve essere chiaramente indicato. I responsabili del sito forniranno una breve descrizione dell’accordo pubblicitario adottato. Ogni apporto promozionale ed eventuale materiale pubblicitario sarà presentato all’utente in modo chiaro da differenziarlo dal materiale originale prodotto dall’istituzione che gestisce il sito.

 

Scorrete rapidamente la pagina…

…e verificate se sia presente il simbolo. Se c’è potete stare tranquilli che le informazioni riportate sono corrette e finalizzate alla vostra salute.

 

In caso contrario, cambiate sito.

 

 

Enrico Scarpis

Ti piacciono gli argomenti di medicina? Visita anche il blog “Medicina…in pillole” su OggiTreviso!

photo credit immagine del ciarlatano sulla piazza

La Medicina è una scienza?

Cosa sia la medicina, in fondo, non se lo chiede nessuno, perlomeno nella quotidianità: che sia una scienza o un’opinione, l’importante è che guarisca, o curi.  Forse non se lo chiede nessuno perché è entrato nell’ideale comune il concetto – scontato, quasi – che la medicina sia a tutti gli effetti, una scienza esatta. Punto. Salvo poi scontrarsi con le diverse opinioni sulla stessa patologia: se la medicina è una scienza esatta, allora perché esistono diverse visioni in merito ad un aspetto particolare? In realtà sempre di più oggi il pensiero medico va uniformandosi, grazie alla letteratura scientifica, che rappresenta una solida base per costruire il proprio sapere e per sviluppare una corretta e vittoriosa pratica clinica.

Si tratta del concetto di Evidence Based Medicine = la medicina basata sull’evidenza dei fatti, delle prove, dei risultati scientifici verificabili da tutti, non su idee o opinioni.

Ma se volessimo speculare dal punto di vista filosofico, possiamo affermare che la medicina sia una scienza? Dalla risposta a questa domanda ne deriva anche una precisa concezione della medicina e dei suoi compiti/limiti. La maggior parte delle persone risponderà che sì, la medicina è una scienza. Di questo sono convinte non solo le persone comuni, ma anche molti addetti ai lavori; di conseguenza, che la medicina sia una scienza è spesso enfatizzata anche dai mass-media, televisioni o giornali che siano.

 

Così non è:

La medicina non è una scienza, è una pratica basata su scienze e che opera in un mondo di valori. È, in altri termini, una tecnica – nel senso ippocratico di techne – dotata di un suo proprio sapere, conoscitivo e valutativo, e che differisce dalle altre tecniche perché il suo oggetto è un soggetto: l’uomo.

(Giorgio Cosmacini, Il mestiere di medico, Raffaello Cortina Editore, 2000, p XI)

 

In questa frase ogni parola è selezionata e soppesata accuratamente.  Innanzitutto ci troviamo di fronte ad una disillusione: la medicina non è una scienza. La medicina è una pratica basata su scienze, è una professione che si esercita basandosi sui risultati ottenuti da studi scientifici. Essa non è di per sé una scienza, ma applica le conoscenze scientifiche all’oggetto di studio, l’uomo. Tuttavia esiste un’altra complicazione: non è una mera applicazione delle conoscenze scientifiche, ma è una professione immersa in un mondo di valori, cui la stessa medicina s’ispira e che deve rispettare, per il bene, in primis, del paziente.

 

Non a caso Ippocrate è ritenuto il padre della Medicina Occidentale: fu il primo a parlare di medicina come tecnica, nel senso di “mestiere”, “arte” di conservare la salute e curare le malattie. Ippocrate è il primo che va contro la visione sacra della medicina, contro l’idea che la salute fosse di prerogativa divina. Le tecniche, le arti, infatti, sono pratiche essenzialmente umane, non divine.

Medicina come tecnica, arte, di conservare la salute e curare le malattie.

Il medico ippocratico sostituisce il divino con la natura (physis): tutto, da Ippocrate in poi, è spiegato riferendosi alla natura, osservandone i comportamenti fisici. La Medicina Occidentale si è distinta fin dalle origini per l’attenzione quasi esclusiva per la parte corporea, a discapito di quella spirituale, oggetto, invece, della Medicina Orientale. Come tutte le tecniche, anche la medicina possiede un sapere teorico che si pone a fondamento della pratica. Cosmacini evidenzia l’autonomia di questo sapere: “suo proprio”, quasi a voler elevare le conoscenze mediche rispetto a quelle prettamente scientifiche. La medicina è figlia delle scienze di base, da esse trae insegnamento, ma da esse, nel contempo, se ne distacca, diventando autonoma. Questo sapere è teorico-pratico (“conoscitivo”), ma è anche “valutativo”, consentendo al medico di prendere delle decisioni in merito alla condizione di salute del paziente. È un sapere, cioè, che consente al medico di lavorare senza essere legato strettamente alle leggi di base, pur sfruttandone le proprietà.

 

La Medicina trae la sua linfa vitale direttamente dalle scienze esatte e dalle scienze mediche di base, che ne rappresentano le radici, per poi innalzarsi diventando autonoma e sviluppando un proprio sapere.

La Medicina trae la sua linfa vitale direttamente dalle scienze esatte e dalle scienze mediche di base, che ne rappresentano le radici, per poi innalzarsi diventando autonoma e sviluppando un proprio sapere.

 

La medicina, però, non si rende autonoma solo dalle scienze di base, ma anche da tutte le altre tecniche e arti; ciò che da esse la discosta è il suo oggetto di studio: l’uomo. Questo determina un recupero dell’aspetto “religioso” e filosofico. La medicina possiede, a tutti gli effetti, una speciale religiosità e una propria filosofia. Esiste una vera e propria religio medici, che “si estrinseca nell’antropologia del rapporto intersoggettivo tra curante e curato, tra medico e paziente: un rapporto “duale” […]”. Esiste anche un’anima filosofica della medicina: “il mestiere di medico aveva un proprio metodo (il metodo clinico), una propria episteme (una teoria della conoscenza scientifica), un proprio ordine morale […], una vera e propria concezione generale dell’uomo e del mondo (una visione eco-antropologica con l’individuo al centro del cosmo)”. “È chiaro che il miglior medico è sempre anche filosofo”, tale era il motto di Galeno, il più grande medico della Roma imperiale.

 

La medicina, dunque, deve riunire in sé sia l’aspetto materiale, sia quello spirituale. Deve occuparsi sia delle malattie, sia dei malesseri, perché “la condizione umana è fatta dell’una e dell’altra, è affetta da mali e afflitta da malessere; e il mestiere di medico è chiamato a cimentarsi con ambedue questi aspetti nei momenti cruciali della vita dell’uomo: la nascita, la malattia, l’infermità, l’invecchiamento, la morte”. Cosmacini prosegue, ancora, con delle meravigliose parole: “Il sapere-potere del mestiere, come non deve prescindere da una tecnologia efficiente ed efficace, così non può sottrarsi all’esigenza di una comprensione curativa globale dell’umanità del paziente. La qualità della cura è sperimentata da questi (dal paziente, ndr) anche in funzione di tale globalità”.

 

Oserei dire, parafrasando Kierkegaard de “Il diario di un seduttore”:

guarire la malattia è un’arte, curare l’animo un capolavoro.

 

Spunti in corsivo liberamente tratti e riadattati al concetto che voglio trasmettere da: Giorgio Cosmacini, Il mestiere di medico, Raffaello Cortina Editore, 2000.

 

Enrico Scarpis

 

Ti interessano altri argomenti medici? Visita anche il blog “Medicina…in pillole“.

 

photo credit immagine di copertina.