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Medichese: idiopatico.

 

Idiopàtico

aggettivo che deriva da idiopatìa. Nel linguaggio medico, termine che si riferisce a una malattia. In particolare, malattia che non deriva da una causa esterna o riconoscibile in maniera certa.

È sinonimo di “primitivo” o “essenziale”, in contrapposizione a “secondario”, che indica una malattia che è ascrivibile a una causa accertabile.

L’aggettivo può accompagnare qualsiasi patologia, la cui eziologia (causa) non sia nota o non sia riconoscibile con certezza.

Idiopatico, da Treccani.it

Idiopatico, da Treccani.it

Idiopatia, da Treccani.it

Idiopatia, da Treccani.it

In passato le patologie idiopatiche erano forse più frequenti, perché i medici e gli studiosi non erano in grado di riconoscerne la causa. Oggi, grazie alla ricerca di base (per esempio biologia molecolare, genetica) e grazie alle metodiche strumentali raffinate, sempre più spesso è possibile riconoscere la causa, o le cause, alla base di una malattia.

Idiopatico è un aggettivo che può essere, certamente, oggetto di abuso, a causa, magari, della scarsa conoscenza dei meccanismi alla base della malattia. Un aggettivo, però, che non deve spaventare: non indica né una patologia incurabile, né una malattia particolarmente aggressiva. Semplicemente denota la mancata identificazione certa, da parte degli studiosi, delle origini del disturbo, a causa dell’impossibilità di ricostruire i meccanismi molecolari alla base.

 

Un esempio?

Un classico esempio di patologia idiopatica è l’ipertensione arteriosa, o “pressione alta”. Questa può essere di due tipi: primitiva (sin. essenziale, idiopatica) o secondaria.

Secondaria indica che l’ipertensione è conseguenza di un’altra patologia. Rappresenta circa il 5% di tutti i casi di ipertensione. Spesso la causa è ascrivibile a malattie del sistema endocrino, caratterizzate da un aumento degli ormoni che causano un aumento della pressione. Per esempio ipertiroidismo (aumento dell’attività della ghiandola tiroide), Sindrome di Cushing (eccesso di ormoni glucocorticoidi), iperaldosternonismo (aumento della produzione dell’ormone aldosterone, che aumenta la ritenzione di sodio), feocromocitoma (tumore benigno della ghiandola surrenale). Quando il medico riscontrerà valori di pressione elevata e ipotizzerà la presenza di ipertensione arteriosa, dovrà escludere queste cause che possono essere a monte: rimosse queste la pressione tornerà nella norma.

 

Primitiva / idiopatica (il 95% di tutti i casi di ipertensione arteriosa) indica che non c’è un’altra patologia che causa a sua volta l’ipertensione. Il fatto che sia idiopatica, non significa che non esistano le cause. Semplicemente è difficile, nel singolo paziente, riconoscere la causa/le cause in maniera certa. Ripeto: non perché non esistano, ma perché, spesso, le cause sono molteplici e si influenzano tra loro, sovrapponendosi, per dare, alla fine, l’aumento di pressione. Infatti, per spiegare l’ipertensione primitiva si ipotizzano cause genetiche (sono state identificate diverse varianti geniche che potrebbero avere effetto sulla pressione arteriosa), ma è implicato soprattutto lo stile di vita: scarsa attività fisica, eccessivo consumo di sale nella dieta, eccessiva assunzione di caffeina.

 

 

In un futuro post mi soffermerò più in dettaglio sull’ipertensione arteriosa: cause, trattamenti, prevenzione, come si diagnostica e come si misura.

 

 

Nel frattempo, ricapitoliamo il significato di idiopatico:

 

Take home message

Take home message

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Parlate il…Medichese?

 

Vi è mai capitato di non capire il significato di quanto scritto in un referto medico? Vi capita spesso? Come vi comportate? Per spiegazioni vi rivolgete al vostro medico? Oppure al farmacista, ad un amico? Cercate informazioni su internet?

Anamnesi patologia remota muta.

Il paziente lamenta faringodinia e pirosi.

Deambulazione corretta in tandem.

Iperemia congiuntivale.

Il soggetto è dispnoico.

Obnubilamento sensorio.

 

Eh? Prego?

I non addetti ai lavori capiscono ben poco, vero?

 

 

Uno dei problemi che affligge la quotidiana pratica clinica è che spesso le persone, i pazienti, non capiscano il significato di ciò che il medico ha scritto nella risposta o riportato nella cartella clinica. Questo spesso accade con il referto di un esame strumentale come una radiografia, un’ecografia, una risonanza magnetica o una TAC. Più raramente accade con una visita specialistica. Infatti, mentre nel primo caso il paziente ritira il referto senza la possibilità di confrontarsi con il radiologo, nel secondo caso lo specialista ha la possibilità di spiegare a voce tutto quello che c’è da sapere. In quest’ultima occasione, alla fine del colloquio con il medico, i più scrupolosi rimangono seduti, leggendo attentamente la risposta e chiedendo al medico il significato delle parole che non capiscono. Altri, per “non far brutta figura” con lo specialista, si rivolgono al medico di base o al farmacista. Altri ancora si scervellano a casa, chiedendo lumi ad amici o parenti, imprecando contro il medico. I più “furbi” cercano ii termini medici su internet, arrivando alle conclusioni più disparate, magari lontane dalla realtà.

 

Volete sapere se fidarvi delle informazioni mediche su internet? Cercate la certificazione HON-Code: leggete questo articolo su Bussola Medica!

 

Il rapporto medico-paziente

Tra medico e paziente si costruisce una vera e propria alleanza, che include il confronto aperto e sincero su tutto. A volte però, purtroppo, le circostanze trasformano il rapporto in un incontro frettoloso che impedisce al paziente di chiarire i propri dubbi. Tra questi, i più frequenti sono quelli che riguardano il cosiddetto “medichese”: termini medici tecnici, di difficile comprensione anche alle persone con istruzione elevata. Il non comprendere appieno i termini, spesso fa scadere il rapporto medico-paziente in un’incomprensione che porta il paziente anche a non fidarsi del medico. Questo non deve mai e poi mai accadere: pretendete da qualsiasi medico tutte le spiegazioni che ritenete necessarie, per evitare di perdere la stima in chi vi cura.

Un’altra conseguenza di questa incomprensione è, se possibile, ancor più pericolosa della mancanza di fiducia nel medico: le persone non capiscono la gravità della loro malattia, non eseguono la cura prescritta, non fanno prevenzione. Il risultato? Fanno del male a loro stessi, loro malgrado.

 

Per non farsi capire?

Navigando sul Web, leggendo giornali o riviste, troverete numerosi articoli che si occupano di medichese. Alcuni affermano come il medichese sia utilizzato dai medici per non farsi capire dai pazienti, preferendo rimanere arroccati sulle loro posizioni tecnocratiche. Altri accusano i medici di utilizzare paroloni altisonanti per dare prestigio al loro lavoro e guadagnare di più, a spese dei malati.

 

Tutte bugie.

 

 

A ogni oggetto il proprio nome

Provate a parlare con un giornalista di un titolo di giornale, provate a dirgli “la frase sopra/sotto il titolo”, invece di riferirvi correttamente all’occhiello o al sommario: vi fulminerà con lo sguardo. Tentate di capire da un elettricista la differenza tra Ampere e Volt. Non confondete il carburatore con la pompa di benzina, quando vi recate dal meccanico. Azzardatevi a scambiare l’hardware con il software, discutendo con un informatico. È esattamente questo di cui stiamo parlando: chiamare le cose con il proprio nome. Cioè: parlare italiano corretto. Ogni disciplina ha un proprio linguaggio. La Giurisprudenza ha un linguaggio diverso dall’Economia, così come la Medicina ha una terminologia propria, utile agli scopi che deve perseguire.

Il lessico medico, quello che trovate scritto nei referti, non ha tanto lo scopo di essere chiaro per il paziente, quanto quello di essere comprensibile a qualsiasi medico, ma soprattutto univoco, universale. Da Belluno a Palermo, dall’Italia alla Svezia, dall’Europa all’Oceania, passando per l’America. Se si usassero termini del linguaggio comune, potrebbero sorgere incomprensioni o fraintendimenti. Il linguaggio tecnico, invece, richiede di essere attenti, precisi ed esaustivi. Inoltre consente di essere oggettivi, evitando di scivolare verso l’emotività, che offuscherebbe il giudizio medico, che deve essere il più possibile adeguato alla situazione – seppur permeato da empatia verso il paziente. In questo modo, se oggi vi dovesse visitare il dott. Caio, saprebbe con certezza e facilità cosa ha riscontrato il dott. Tizio nella visita del mese scorso. A tutto vantaggio del paziente, vi pare?

 

La Medicina, però…

C’è una differenza sostanziale, che a tutti voi non è di certo sfuggita. Le persone hanno il diritto di conoscere ogni aspetto della loro salute: “Io voglio sapere cosa mi ha trovato il radiologo, voglio sapere che malattia ho!”. In effetti, come ho spiegato nel post “La medicina è una scienza?”, la Medicina differisce dalle sue scienze di base o dalla Giurisprudenza, piuttosto che dall’Economia, perché essa ha come oggetto di studio un soggetto: l’uomo. Ecco quindi la necessità che ogni argomento medico sia il più possibile comprensibile soprattutto alle persone comuni.

 

Come se ne esce?

Il cambiamento di linguaggio da parte dei medici sarebbe deleterio per gli stessi pazienti, che vedrebbero diminuire la certezza che tutti gli addetti capiscano il medesimo messaggio dallo stesso referto. Allora come assicurare il diritto di tutti a conoscere i dettagli del proprio stato di salute? I medici devono essere un Giano bifronte: da un lato tecnici, dall’altro divulgatori. I medici devono tornare a spiegare la medicina al paziente e ritrovare quel gusto, un po’ perduto, di insegnarla, o raccontarla.

 

Dizionario Medichese – Capibilese

Per questo mi è venuta la voglia di dedicare qualche post del mio blog a spiegare le parole del medichese. Affinché possa stuzzicare la vostra curiosità. Affinché possa dirigere la vostra attenzione verso le informazioni corrette e le interpretazioni consone. Affinché ai pazienti venga voglia di porre domande al proprio medico e ai medici ritorni la voglia di spiegare la Medicina ai propri assistiti.

 

Ovviamente tutto ciò, come sempre, senza avere la presunzione di esaurire l’argomento in poche righe e senza avere la superbia di saperne più del medico che vi ha in cura. Il mio scopo non è affatto dare consigli medici! Inoltre: la relazione medico-paziente deve essere sempre coltivata con il massimo impegno possibile, da parte di entrambi. Abbiate la serenità per chiedere al medico tutte le informazioni di cui avrete bisogno: sarà sicuramente un piacere per il vostro medico chiarire i vostri dubbi. Leggete qui per ulteriori raccomandazioni.

 

 

L’argomento vi stuzzica? Tornate su Bussola Medica, nel prossimo post spiegherò un termine molto comune…